Da Siracusa il viaggio di Giuseppe Fisicaro nel cuore della musica digitale

Giuseppe Fisicaro, CEO e Fondatore di Digital Noises, ci racconta la sua carriera, partita da Siracusa, e che ha preso il volo verso l’estero. Nel corso degli anni, Fisicaro ha saputo unire le sue competenze nel settore digitale e musicale per offrire consulenze, diventando un punto di riferimento per chi cerca un approccio moderno e dinamico nel mondo musicale.
Digital Noises è un punto di forza nell’era moderna del digitale. Nel corso degli anni, si è impegnata a consolidare il proprio brand su scala globale, confermando l’importanza di una strategia digitale ben articolata, offrendo le migliori tecnologie e dimostrando versatilità e capacità di innovazione. Tra i successi di Digital Noises, spicca la gestione ottimizzata dei canali YouTube di artisti del calibro di Raf, Gianluca Grignani, Marco Masini, Mario Venuti e collaborazioni con etichette prestigiose come Warner Music Italia per la visibilità di cataloghi storici di icone della musica italiana.
Tutto è partito da uno scantinato in Sicilia, la sede del tuo primo ufficio…
Un mio amico mi ha dato un piccolo seminterrato di una sala prove a Siracusa, dove ho iniziato a lavorare da solo. Dopo qualche mese si è unita Jessica, che dopo 10 anni è ancora con noi ed è la nostra Senior Digital Manager. Sembra una favola, ma è ciò che è accaduto. 10 anni dopo, 2 uffici in Italia, uno a Parigi e uno a Dubai. Sembra davvero incredibile anche per me che l’ho vissuto da protagonista.
Tuo padre ti ha trasmesso la passione per la musica. Che ricordi hai della tua infanzia?
“Mio padre aveva una cultura spiccata per musica e cinema, i suoi due grandi amori. Il cinema è stata l’ultima cosa che ha vissuto, ci ha lasciati dopo aver visto un film al cinema. Il mio primo ricordo di Sanremo è quello del 1987, mio papà ha voluto introdurmi cosi alla musica. Quel Sanremo lo vinsero Tozzi, Morandi e Ruggeri con “Si può dare di più”, e aver consegnato ad Umberto il disco d’oro di questo brano ha chiuso un cerchio”.

Quali sono le sfide principali nel lavorare in un settore così dinamico e competitivo?
“Essere creativi e pratici allo stesso tempo. I guru non servono a nessuno, bisogna poi essere operativi. Il nostro team ha tutte le skill necessarie per svolgere un’attività completa”.
Quali innovazioni future vedi nell’integrazione di AI e musica su piattaforme come YouTube?
“L’AI è uno strumento, e come tale dipende sempre da chi lo utilizza. Non è molto diverso da quando nacquero la chitarra elettrica o un sintetizzatore: la chitarra è sempre la stessa, ma è diverso se la suono io o Jimi Hendrix. L’AI è la stessa cosa: si può essere creativi ma la mano di chi conosce le potenzialità dello strumento avrà sempre un altro valore”.
Cosa ti motiva ogni giorno nel lavorare in questo settore?
“Le sfide, prendere un progetto che si trova ad un certo punto e portarlo ad un punto superiore. Che siano numeri o altri obiettivi, l’importante è lavorare per migliorarsi e questo è uno stimolo enorme, automatico, che si autoalimenta”.
Cosa apprezzi dell’attuale panorama musicale italiano e come lo hai visto evolversi negli anni?
“Quello che apprezzo attualmente è un ritorno prepotente del cantautorato, dei testi che hanno qualcosa da dire e di uno storytelling che torna a farla da padrona. Anche i nuovi generi, quelli che hanno spopolato negli ultimi anni, si sono adeguati, e quindi album come “E’ finita la pace” di Marracash o “Orbit Orbit” di Caparezza vengono capiti e amati”.
Come vedi il rapporto tra tradizione e innovazione nella musica italiana?
“E’ un rapporto che ciclicamente si consolida e si allontana. Adesso, grazie ai Lucio Corsi e ai Brunori Sas dello scorso anno, ha ripreso ad avvicinarsi, come una sorta di re-innamoramento. Negli anni della trap e dell’Urban si era preso una pausa. E’ ciclico, e sarà sempre un pò cosi”.
Quali sono, secondo te, le principali sfide che l’industria musicale italiana sta affrontando oggi?
“Aggiornarsi costantemente. Le piattaforme cambiano cosi come le loro regole, la comunicazione cambia, basti pensare al ruolo e al lavoro che facevano gli uffici stampa prima e ora, nell’epoca di TikTok. E l’AI produrrà nuovi tool e nuove forme creative, di comunicazione e di lavoro con i fan. Una cosa su cui si deve lavorare meglio è il pricing dei concerti, essendo la fonte di lavoro principale degli artisti sta diventando poco gestibile, alcuni eventi sono estremamente cari e diventa complicato portare la gente agli eventi se i ticket costano centinaia di euro. C’è molto da fare in tal senso”.
