Crisi dello Stretto di Hormuz: opportunità per potenziare la produzione di biofertilizzanti in Africa.
Questi investimenti locali sono essenziali per creare posti di lavoro per i giovani africani e per ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento globali, che, quando interrotte, minacciano gravemente la sicurezza alimentare del continente. È cruciale interrogarsi su quanto fertilizzante chimico debba essere integrato con la fissazione biologica dell’azoto tramite colture leguminose e alberi, oltre a varie forme di biomassa come compost e biochar. Questo è importante per mantenere un microbioma del suolo equilibrato e garantire la sostenibilità agricola nel lungo termine. Considerando la fragilità dei suoli africani, caratterizzati da un’accresciuta acidità a causa dell’uso continuato di fertilizzanti chimici, un uso ottimale sia di fertilizzanti chimici che biologici è di fondamentale importanza.
Per gli agricoltori che si preparano a piantare, queste soluzioni rimangono per ora lontane. Gli impianti industriali necessitano di anni per produrre risultati tangibili, mentre gli agricoltori a piccola scala, che producono fino al 70% del cibo dell’Africa, devono adattarsi in tempo reale con pochi supporti, mentre gli aiuti allo sviluppo globale vengono reindirizzati verso scopi difensivi.
