Corte Suprema filippina: monitoraggio delle navi da pesca commerciale è incostituzionale.

Corte Suprema filippina: monitoraggio delle navi da pesca commerciale è incostituzionale.

Le conseguenze della decisione sulla pesca nelle Filippine

La FAO 266 faceva parte di una serie di regolamenti filippini volti a combattere la pesca IUU, un problema che ha attirato l’attenzione internazionale, in particolare dall’Unione Europea, che nel 2014 aveva emesso un “yellow card” contro le Filippine per carenze nel contrastare tale pratica. Di conseguenza, il Congresso filippino aveva intensificato la sorveglianza nel 2015, per poi togliere il monito su richiesta della Commissione europea.

Senza un sistema di tracciamento efficiente, i rischi di un ulteriore sovrasfruttamento delle risorse ittiche aumenterebbero. La FAO 266 stava infatti per diventare un importante strumento di enforcement per monitorare il rispetto delle normative e delle misure di conservazione, come le chiusure temporanee della pesca, necessarie per proteggere le aree di riproduzione.

Secondo i dati dell’Oceana Philippines, piattaforma di monitoraggio che utilizza dati satellitari per rilevare le attività di pesca, le incursioni nelle acque municipali appaiono ancora elevate. I dati indicano che le rilevazioni di attività sospette sono salite a 44.924 nel 2019, per poi diminuire durante la pandemia.


L’overfishing e il futuro delle risorse ittiche filippine

I professori universitari e gli esperti di pesca hanno avvertito che le zone di pesca delle Filippine sono state sovrasfruttate sin dagli anni ’80. Una valutazione del 2017 condotta dal BFAR ha dimostrato che l’88,6% delle 166 specie ittiche analizzate era sovrasfruttato. Wilfredo Campos, un noto accademico nel settore della pesca, ha indicato che la capacità riproduttiva delle sardine è in declino, mentre i dati indicano che la pesca commerciale ha il potenziale di esaurire ulteriormente le risorse già compromesse.

Le imbarcazioni commerciali, rispetto a quelle locali, possono catturare centinaia di chilogrammi di pesce durante un’unica uscita, il che crea una concorrenza sleale nei confronti dei pescatori artigianali, i cui guadagni medi sono diminuiti significativamente. Con la decisione della Corte Suprema che elimina il monitoraggio, non è chiaro come le autorità gestiranno l’inevitabile pressione aggiuntiva sulle già vulnerabili risorse marine.

Le richieste di riesame da parte di BFAR e delle associazioni di pescatori sottolineano l’urgenza di trovare un equilibrio tra la protezione ambientale e i diritti dei pescatori, mantenendo la responsabilità nella gestione delle risorse ittiche.

Per approfondire, consulta anche i report di Oceana e le analisi di BFAR.

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