Collegare dati nutrizionali alla gestione ittica in Africa per sostenere la sicurezza alimentare.
Nel contesto della Conferenza Our Ocean di Mombasa, le evidenze emerse sembrano particolarmente pertinenti. Gli eventi hanno dato inizio a una serie di impegni che devono ora tradursi in sistemi concreti per gestire i prodotti ittici a beneficio della popolazione. Le domande fondamentali che i governi si pongono da decenni sono: quante tonnellate vengono catturate? Qual è il fatturato generato? Questa visione, sebbene valida, è incompleta. Un paese può sapere esattamente quante tonnellate di pesce sono state esportate, ma sa poco riguardo a dove siano finite quelle catture.
Le autorità della pesca registrano i dati delle catture, mentre quelle della salute monitorano le carenze nutrizionali, ma raramente i due settori comunicano. Ciò rappresenta sia un problema di dati sia di politiche, come dimostra lo studio di Timor-Leste.
Le attuali produzioni di pesca su piccola scala in Timor-Leste potrebbero soddisfare potenzialmente il fabbisogno proteico di quasi due terzi delle donne in età riproduttiva, se solo distribuzione, accesso e politiche fossero allineati. Il paese ha già investito nei cibi acquatici come parte della sua strategia contro la malnutrizione, con un incremento del consumo di pesce come risultato diretto.
L’analisi ha altresì rivelato che queste catture potrebbero contribuire in modo significativo all’apporto di zinco, calcio e omega-3. La tipologia di pesca e l’habitat identificano il valore nutritivo delle catture, fornendo ai governi una base più chiara per integrare la gestione delle risorse ittiche con le esigenze nutrizionali della popolazione.
