Cimest su liste di attesa in Sicilia: sistema che non funziona e spreca risorse
Il Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (GURS 18/2009) prevede diverse modalità per intervenire quando i tempi di accesso diventano eccessivi:
1. prestazioni aggiuntive degli specialisti interni;
2. ricorso all’attività libero professionale intramoenia (ALPI);
3. attivazione dei cosiddetti “percorsi di tutela”, che prevedono il coinvolgimento delle strutture accreditate (GU 18/2009).
Il quadro normativo è disciplinato, tra gli altri, dal Decreto Legislativo 124/1998.
Tuttavia, nella pratica sembrerebbe, è un eufemismo, che le Aziende sanitarie abbiano privilegiato esclusivamente le prime due modalità, che risultano anche le più costose per il sistema.
La terza opzione — quella che coinvolge le strutture accreditate e che consentirebbe di aumentare significativamente l’offerta di prestazioni — viene di fatto utilizzata raramente o non attivata affatto.
Il risultato: i cittadini pagano di tasca propria
Il risultato di questo meccanismo è evidente. Di fronte a liste di attesa di molti mesi, il cittadino ha spesso una sola alternativa: pagare di tasca propria la prestazione sanitaria, spesso proprio attraverso l’attività libero-professionale intramoenia svolta all’interno delle strutture pubbliche ed addirittura pubblicizzate nei CUP e SovraCUP, ove sono presenti anche le Agende delle Aziende denominate ALPI (Attività Libero Professionale) i cui operatori del CUP possono indirizzare a pagamento i cittadini se trovano lunghe liste di attesa e se hanno urgenza ad eseguire quella determinata prestazione.
I dati pubblicati dalle stesse aziende sanitarie mostrano volumi economici rilevanti:
• ARNAS Garibaldi: circa 6 milioni di euro annui di prestazioni ALPI,
• Policlinico San Marco: circa 1,1 milioni di euro a trimestre, pari a oltre 4,5 milioni annui,
• ASP di Catania: circa 3 milioni di euro annui.
E mancano i dati degli altri 6 ospedali operanti nella Provincia di Catania.
Nel complesso, nella sola provincia di Catania i cittadini avrebbero speso, impoverendosi, oltre 20 milioni di euro nel 2024 per prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite dal Servizio sanitario nazionale (purtroppo non sono stati pubblicati per intero i dati del 2025 che ovviamente saranno superiori)
Una situazione ancora più grave se si considera che circa 800 mila siciliani rinunciano alle cure per motivi economici.
