Cimest su liste di attesa in Sicilia: sistema che non funziona e spreca risorse
In buona sostanza, tale sistema è finalizzato a garantire il diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana e ribadito dalla Legge 5/2009 della Regione Sicilia che stabilisce 40 milioni per abbattere le liste di attesa: ma le liste non si sono ridotte.
Per il 2025 infatti sono stati stanziati 40 milioni di euro con l’obiettivo dichiarato di ridurre le liste di attesa. Tuttavia, i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie continuano a raggiungere in molti casi diversi mesi, arrivando anche a 8 mesi di attesa per alcune prestazioni diagnostiche se non il 2027.
Dalle deliberazioni delle Aziende Sanitarie Provinciali — sostanzialmente identiche tra loro — emerge che gran parte di queste risorse viene destinata alla remunerazione di prestazioni aggiuntive degli specialisti ambulatoriali interni.
A titolo esemplificativo, la deliberazione dell’ASP di Catania prevede: circa 80 euro l’ora per lo specialista, circa 40 euro l’ora per il personale infermieristico, circa 40 euro l’ora per il personale amministrativo.
Il costo complessivo raggiunge quindi 160 euro per ogni ora di attività aggiuntiva. Se si considera che, secondo i tempi standard del sistema pubblico, per un elettrocardiogramma sono previsti circa 20 minuti, in un’ora vengono effettuate mediamente tre prestazioni.
Questo significa che tre elettrocardiogrammi costano nel pubblico al sistema sanitario circa 160 euro.
Le stesse prestazioni, se erogate nel privato accreditato nell’ambito del Servizio sanitario, vengono remunerate mediamente circa 33 euro complessivi.
Con le stesse risorse pubbliche sarebbe quindi possibile erogare un numero di prestazioni molto più elevato, riducendo realmente le liste di attesa.
