Cimest su liste di attesa in Sicilia: sistema che non funziona e spreca risorse
Secondo il Coordinamento Intersindacale Medicina Specialistica di Territorio si tratta di uno spreco di risorse pubbliche e si spingono i cittadini verso le prestazioni a pagamento. Possibili profili di inefficienza e danno erariale. Una sanità che arretra nei livelli essenziali di assistenza
«In merito alle recenti dichiarazioni rilasciate dall’Assessore regionale alla Salute, secondo cui le direttive nazionali avrebbero subordinato le risorse per l’abbattimento delle liste di attesa esclusivamente al “regime pubblico”, riteniamo necessario chiarire alcuni aspetti fondamentali che riguardano l’organizzazione del sistema sanitario». Lo affermano il presidente del Cimest (Coordinamento Intersindacale Medicina Specialistica di Territorio) Salvatore Calvaruso e i coordinatori Domenico Garbo e Salvatore Gibiino.
«Nel Servizio sanitario nazionale – continuano i tre medici – il concetto di “pubblico” comprende sia le strutture pubbliche a gestione diretta sia le strutture private accreditate, che operano nell’ambito del sistema pubblico e sono finanziate con le stesse risorse destinate all’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo principio è chiaramente stabilito dalla normativa che disciplina il sistema sanitario italiano, tra cui la Legge 833/1978 e il Decreto Legislativo 502/1992, che prevedono l’integrazione tra erogatori pubblici e soggetti privati accreditati nell’ambito del Servizio sanitario nazionale».
