Cause della frana di Niscemi, l’inchiesta punta sui lavori mai realizzati
Dalle carte acquisite emerge che la Protezione Civile, dopo la frana del 1997, intervenne rapidamente per le opere di propria competenza. Diverso, invece, il percorso degli interventi assegnati alla Regione Siciliana, rimasti impantanati in un lungo iter amministrativo che, ancora lo scorso anno, ha portato soltanto alla nomina del Rup.
I magistrati hanno convocato e ascoltato l’ex prefetta di Caltanissetta Isabella Giannola, che avrebbe evidenziato ai pm come le opere di competenza regionale non siano mai state completate, parlando di una sostanziale inerzia amministrativa.
Già nel dicembre 2000 la commissione tecnico-scientifica della Protezione civile, guidata dall’ingegnere Antonio Castiglione, aveva lanciato un allarme chiaro: «Si può verificare una frana di grandi dimensioni». In quella relazione si indicavano interventi precisi: sistemazione degli alvei per ridurre l’erosione, regimazione delle acque superficiali, deviazione delle acque bianche provenienti dall’abitato che scorrevano nel torrente Benefizio, chiusura delle fenditure e piantumazione di vegetazione per stabilizzare il terreno.
Indicazioni tecniche che, secondo quanto ora al vaglio della Procura, non sarebbero state tradotte in opere strutturali risolutive.
