Canicattì, confiscati beni per 600 mila euro a un cinquantenne: sigilli ad azienda, terreni e 21 veicoli
Beni per un valore complessivo di circa 600 mila euro sono stati confiscati a un cinquantenne residente a Canicattì, destinatario di un provvedimento emesso dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione – su proposta del Questore di Agrigento.
L’operazione è stata eseguita il 30 luglio dagli agenti della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Agrigento, Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali, al termine di un’articolata attività investigativa finalizzata alla ricostruzione della posizione personale e patrimoniale dell’uomo e del suo nucleo familiare.
La confisca ha riguardato un intero compendio aziendale, un motoveicolo, 21 autoveicoli, cinque terreni, un motore per imbarcazione e quattro rapporti finanziari.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il cinquantenne vanta numerosi precedenti penali. Già nel 1998 era stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per reati contro il patrimonio. Successivamente è stato condannato in via definitiva per riciclaggio commesso nel 2004.
Nel 2018 era stato inoltre raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Agrigento per tentata estorsione aggravata e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, reati commessi tra il 2017 e il 2018 insieme a un soggetto ritenuto appartenente alla “Stidda”, organizzazione criminale operante nell’Agrigentino. Per questi fatti è stato condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione, sentenza confermata dalla Corte d’Appello di Palermo nel novembre 2024.
Gli accertamenti economico-finanziari condotti dagli investigatori hanno evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare e le disponibilità economiche effettivamente accertate. Elementi che hanno portato il Tribunale a riconoscere la pericolosità sociale qualificata del proposto e a ritenere che il patrimonio accumulato fosse riconducibile a proventi di attività illecite.
Accogliendo integralmente la proposta avanzata dal Questore di Agrigento, il Tribunale di Palermo ha disposto la confisca dei beni, confermando l’importanza delle misure di prevenzione patrimoniali nel contrasto alla criminalità organizzata e al reimpiego di capitali di provenienza illecita.
