Animali e caldo estremo: come cambia il comportamento delle specie durante le ondate di calore
Per alcune specie, il caldo può trasformare radicalmente la distribuzione delle attività nell’arco delle 24 ore. Gli animali che normalmente si alimentano durante il giorno possono cercare di concentrare una parte degli spostamenti nelle ore più fresche, mentre alcune specie già notturne possono modificare ulteriormente i propri orari.
Ma cambiare comportamento non significa necessariamente essere al riparo dai rischi. Il tempo sottratto all’alimentazione può tradursi in meno energia disponibile, mentre la ricerca di acqua può costringere gli animali a percorrere distanze maggiori. Uno studio sugli antilopi africani ha evidenziato che il caldo estremo pomeridiano riduceva il tempo dedicato all’alimentazione e aumentava quello trascorso a riposare o ruminare.
In alcune specie, inoltre, la capacità di adattamento ha dei limiti. Le ondate di calore possono diventare particolarmente pericolose quando si sommano alla siccità, alla scarsità di cibo o alla mancanza di rifugi freschi. È il caso, ad esempio, dei pipistrelli: ricerche recenti hanno mostrato che rifugi artificiali soggetti a forte surriscaldamento possono esporre questi animali a un rischio elevato di disidratazione durante le ondate di calore.
Il comportamento rappresenta quindi una delle prime linee di difesa della fauna contro le temperature estreme. Cercare l’ombra, bere di più, muoversi meno o cambiare orario possono fare la differenza. Ma quando gli episodi di caldo intenso diventano più frequenti, lunghi e severi, la sola capacità di adattamento potrebbe non essere sufficiente: per molte specie diventano sempre più importanti la disponibilità di acqua, la presenza di vegetazione e rifugi ombreggiati e la conservazione di habitat capaci di offrire condizioni termiche più favorevoli.
