Promesse mancate per l’aria pulita in Sudafrica: pesanti conseguenze sulla salute pubblica

Promesse mancate per l’aria pulita in Sudafrica: pesanti conseguenze sulla salute pubblica



Le centrale a carbone del Sudafrica producono oltre la metà dell’elettricità del paese, ma gli abitanti delle zone circostanti le centrali e le miniere affrontano gravi problemi di salute legati all’inquinamento. Nonostante siano stati fatti sforzi per migliorare la qualità dell’aria, la situazione rimane critica. Studi condotti dal South African Medical Research Council (SAMRC) hanno dimostrato che inquinanti come PM10 e diossido di zolfo (SO₂) sono collegati a un aumento del rischio di mortalità e a problemi respiratori tra i residenti della Highveld Priority Area, un’area nota per la sua alta altitudine. Gli attivisti hanno intrapreso azioni legali per costringere il governo e i settori industriali a migliorare gli standard di emissione e a imporli rigorosamente.

Un’Ingiustizia Ambientale in Crescita

eMALAHLENI, Sudafrica — Elisabeth Moutloang, 49 anni, vive all’ombra della Duvha Power Station, una centrale a carbone da 3.600 MW di proprietà della Eskom, il fornitore nazionale di energia del Sudafrica. Tra la centrale e la sua comunità di Masakhane, situata a sud di eMalahleni, c’è una miniera di carbone dove ha lavorato vent’anni fa come addetta al controllo del peso, monitorando i veicoli carichi di carbone.

Ha lasciato quell’impiego dopo sette mesi, ma durante quel periodo ha sviluppato seri problemi polmonari, scoperti grazie a uno screening sanitario effettuato dalla miniera prima dell’assunzione e al momento della cessazione del lavoro.

“Quando ho fatto il controllo medico per il termine del mio contratto, mi hanno detto che avevo un foro nel polmone sinistro. Da quel momento ho cominciato ad avere problemi di sinusi e al torace. A un certo punto ho avuto la bronchite”, racconta Moutloang. “Pensavo di morire.” Grazie all’assicurazione sanitaria fornita dal suo datore di lavoro, è riuscita a ricevere le cure necessarie.


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