Strage del fiume Milicia, la Cassazione conferma le condanne

Strage del fiume Milicia, la Cassazione conferma le condanne

Due anni al sindaco di Casteldaccia Giovanni Di Giacinto e un anno e dieci mesi al proprietario della villetta travolta dall’alluvione del 2018

Diventano definitive le condanne per la tragedia del fiume Milicia, l’alluvione che il 3 novembre 2018 causò la morte di nove persone a Casteldaccia. La Corte di Cassazione ha infatti respinto i ricorsi presentati dal sindaco di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto, e da Antonio Pace, proprietario della villetta travolta dalle acque, confermando le pene già stabilite dalla Corte d’Appello di Palermo.

Per il primo cittadino la condanna è di due anni di reclusione, con pena sospesa, per omicidio colposo plurimo. Pace dovrà invece scontare un anno e dieci mesi. Confermata l’assoluzione dell’architetto Maria De Nembo, responsabile comunale della Protezione civile.

La tragedia si consumò nella contrada Dagale Cavallaro, dove una villetta costruita in prossimità del fiume Milicia venne investita dalla piena improvvisa provocata da un violento nubifragio. Le vittime furono Francesco Rughoo, Monia, Antonio, Marco, Federico e Rachele Giordano, Nunzia Flamia, Matilde Comito e Stefania Catanzaro. Tra loro anche due bambini e un adolescente.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, accolta dai giudici nei tre gradi di giudizio, la tragedia avrebbe potuto essere evitata. I familiari delle vittime si sono costituiti parte civile assistiti dagli avvocati Nino Pagano, Anthony De Lisi ed Enrico Tignini.

La posizione del sindaco e le conseguenze amministrative

La vicenda giudiziaria si è sviluppata attraverso un complesso confronto sull’interpretazione delle norme in materia di protezione civile e sicurezza del territorio. In primo grado, nel 2023, il Tribunale di Termini Imerese aveva condannato Di Giacinto a tre anni di reclusione. La pena era stata poi ridotta a due anni dalla Corte d’Appello di Palermo nel 2025, decisione ora confermata dalla Cassazione.

Nonostante la condanna definitiva, il sindaco non dovrebbe decadere dalla carica poiché il reato contestato è di natura colposa. Tuttavia, la sua posizione sarà esaminata dalla Prefettura di Palermo e dall’assessorato regionale agli Enti locali dopo la comunicazione ufficiale della sentenza da parte della Procura generale.

I due condannati dovranno inoltre risarcire i familiari delle vittime. In sede d’appello la provvisionale era stata ridotta da 700 mila a 140 mila euro, mentre la quantificazione definitiva dei danni sarà stabilita in sede civile.

Lo sfogo del primo cittadino


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