Xokleng del Brasile: salvare un albero sacro per preservare la loro cultura ancestrale.
Un Involgimento Comunitario
Attualmente, il territorio occupato dai Xokleng ammonta a 37.000 ettari nel Territorio Indigeno Ibirama-La Klãnõ, che si estende tra i comuni di José Boiteux, Doutor Pedrinho, Vitor Meireles e Itaiópolis. Qui vivono circa 2.000 persone suddivise in 10 villaggi, rappresentando i popoli Laklãnõ/Xokleng, Guarani e Kaingang.
La situazione è complessa. Quando Carl scoprì che il pino sacro era elencato come a rischio critico sulla lista Rossa dell’IUCN, avvertì la necessità di un intervento. Da un obiettivo iniziale personale di piantare dieci alberi, il progetto ha guadagnato slancio. Grazie all’aiuto di amici, nel giro di un anno furono prodotte oltre 1.000 piantine. Seguendo i consigli del padre, è stata registrata l’iniziativa, che l’anno successivo ha dato vita al Zág Institute.
A oggi, sono state prodotte oltre 140.000 piantine, con tassi di sopravvivenza tra il 70 e l’80%. Carl e Isabel, la vice presidente e direttrice ambientale dell’istituto, hanno coinvolto le scuole e le associazioni comunitarie per ampliare il coinvolgimento.
Sostenibilità e Innovazione
Il Zág Institute è finanziato attraverso sovvenzioni, premi e donazioni. Carl afferma: “Il nostro prossimo passo è migliorare il monitoraggio utilizzando tecnologie avanzate per la raccolta di dati”. Stanno cercando fondi per droni, computer e software di intelligenza artificiale per migliorare gli sforzi di conservazione.
Oltre alla piantumazione di pino brasiliano, l’istituto si occupa anche dell’estirpazione di specie esotiche e della produzione di piantine di altre specie autoctone nel lungo termine. L’idea è di espandere la produzione di piantine a diverse specie della Foresta Atlantica e di intraprendere altre attività come l’etnoturismo.
Riprogrammare la Resistenza
La riforestazione con il pino brasiliano è una risposta alla storica violenza subita dai Laklãnõ/Xokleng. Secondo la studiosa Georgia Fontoura, il progetto non solo cura il paesaggio, ma contribuisce anche alla recupero delle fonti d’acqua e alla protezione del suolo. La piantagione rappresenta un modo per ristabilire legami fratturati e rinvigorire la cultura indigena.
“Vedere i pini crescere è non solo un successo ambientale”, conclude Carl, “ma è essenziale per l’identità del nostro popolo”.
Fonti:
- IUCN Red List
- Zág Institute official website
(adapted for Google Discover and optimized)
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