Vittoria storica per i villaggi thailandesi, ma l’appello della miniera ritarda la giustizia.
Danni alle comunità locali e risarcimenti
La corte ha riconosciuto che per oltre dieci anni gli abitanti hanno dovuto affrontare gravi problemi di salute legati all’inquinamento. In particolare, ha affermato che Akara Resources non è riuscita a dimostrare che la contaminazione fosse estranea alle operazioni minerarie e ha stabilito la sua responsabilità per i danni ambientali e sanitari causati. La sentenza prevede un risarcimento diretto che varia da 2.300 a 7.200 dollari a persona, oltre a piccole spese mediche. Inoltre, è stato imposto all’azienda di chiudere un impianto che stava perdendo fanghi minerari e di coprire integralmente i costi di riabilitazione ambientale.
Entrambe le entità, Akara Resources e la sua holding australiana Kingsgate Consolidated, hanno intentato appello contro la sentenza, sostenendo che le evidenze presentate non fossero conclusive. Questo ricorso congela di fatto qualsiasi compenso per il futuro prossimo. Le organizzazioni di advocacy, come la Fondazione Manushya, affermano che le somme stabilite dal tribunale non sono sufficienti a coprire 25 anni di sofferenze per gli abitanti del villaggio.
Emilie Palamy Pradichit, fondatrice e direttrice esecutiva della Fondazione Manushya con sede a Bangkok, ha dichiarato che l’importo proposto in aula era già stato ridotto della metà rispetto a quanto richiesto dai residenti. Un abitante del villaggio ha anche fatto notare che anche un risarcimento di un milione di baht (circa 30.000 dollari) non terrebbe conto di due decenni e mezzo di vita con l’inquinamento.
