Violenza sulle donne, la farmacia diventa rifugio: a Palermo il progetto che salva le vittime

Una farmacia come luogo sicuro, una farmacista pronta ad ascoltare e una richiesta d’aiuto che cambia una vita. È la storia di Elsa, nome di fantasia, vittima di violenza di genere, oggi protetta in una località segreta e riuscita a ricostruire la propria esistenza grazie al sostegno della rete antiviolenza attivata dal “Progetto Mimosa”.

La donna ha raccontato la sua esperienza a margine del corso “Parole non dette”, organizzato a Palermo da Federfarma Palermo e “Farmaciste Insieme”, con il patrocinio dell’Ordine dei farmacisti e dell’Ordine dei medici del capoluogo siciliano.

“Vi chiedo di prendere consapevolezza di essere prigioniere dell’orco e vittime di violenza di genere – è l’appello lanciato da Elsa alle donne che vivono situazioni simili –. Vincete la paura della vendetta e del giudizio della gente. Entrate in farmacia, chiedete aiuto e affidatevi ai centri antiviolenza per riconquistare dignità, libertà personale ed economica”.

Elsa ha spiegato di essersi rivolta a una farmacista dopo l’ennesimo episodio di violenza. “Mi ha accolta e aiutata a chiamare il numero antiviolenza e stalking 1522. Da lì sono stata indirizzata a un’associazione che gestisce centri antiviolenza, dove ho iniziato un percorso psicologico e di reinserimento. Oggi, ironia della sorte, grazie a quell’associazione e a Farmaciste Insieme lavoro proprio in una farmacia”.

Lo schema di violenza che si ripete per mote donne


Nel suo racconto emerge il classico schema della violenza domestica: un uomo inizialmente premuroso e affettuoso che, col tempo, si trasforma in una presenza possessiva e aggressiva. “Mi impediva di truccarmi, potevo vedere soltanto i suoi familiari. Dalle offese è passato alle minacce e poi alle violenze fisiche. Dopo l’ultimo grave episodio ho capito che dovevo salvare me stessa”.

Il “Progetto Mimosa” punta proprio a questo: creare una rete di protezione tra farmacie, Asp, centri antiviolenza, forze dell’ordine e magistratura. Secondo Roberto Tobia, presidente di Federfarma Palermo, la farmacia rappresenta spesso uno dei pochi luoghi nei quali una donna vittima di abusi può recarsi da sola senza destare sospetti nel partner violento.

“Qui il farmacista diventa una figura di ascolto e supporto – spiega Tobia – capace di comprendere il disagio, incoraggiare la vittima e indirizzarla verso i servizi di assistenza. I casi che emergono sono sempre di più e i farmacisti stanno offrendo un contributo concreto nel contrasto alla violenza di genere”.

Durante il corso, psicologi e farmacisti hanno affrontato casi pratici per imparare a riconoscere i segnali di disagio e a gestire situazioni estremamente delicate. Tra le novità anche la definizione di un protocollo con segnali convenzionali che consentano alle donne di chiedere aiuto senza esporsi apertamente.

“La vittima spesso è fragile e terrorizzata – ha spiegato Licia Pennino, delegata regionale di Farmaciste Insieme –. Per questo stiamo lavorando a strumenti discreti e immediati che permettano ai farmacisti di comprendere la richiesta di aiuto anche senza parole”.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre promosso l’utilizzo delle applicazioni gratuite “FreeBees” e “Bright Sky”, che consentono di segnalare episodi di violenza anche in forma anonima.

Al convegno hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, dell’Asp, della magistratura e delle forze dell’ordine. Tra gli interventi più toccanti quelli della sostituta procuratrice generale della Corte d’appello di Palermo, Annamaria Picozzi, e del comandante del Nucleo operativo dei Carabinieri di Palermo, Gianluca Verdolino, impegnato nella rete antiviolenza cittadina.

L’iniziativa ha ricevuto anche il sostegno del rettore dell’Università di Palermo Massimo Midiri e del sindaco metropolitano Roberto Lagalla, che hanno ribadito l’importanza di rafforzare la rete territoriale a tutela delle donne vittime di abusi.

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