Il rientro dell’erba di Posidonia nel Mediterraneo
L’erba di Posidonia, conosciuta anche come “Neptune grass”, è uno degli habitat marini più importanti per l’ecosistema del Mediterraneo, dove è endemica. Negli ultimi decenni, questa specie ha subito un significativo declino dovuto a varie minacce ambientali. Tuttavia, un recente studio ha dimostrato che, grazie all’introduzione di normative ambientali più severe a partire dagli anni ’80, l’erba di Posidonia ha riconquistato terreno nelle acque di Marsiglia, in Francia, in un modo che gli esperti definiscono “straordinario” e “notevole”.
Questo studio, pubblicato il 5 marzo sulla rivista Marine Environmental Research, ha monitorato come le misure di protezione ambientale abbiano influito sulla ripresa dell’erba di Posidonia. I ricercatori hanno constatato che, dopo l’introduzione di regolazioni più stringent i, le aree campionate mostrano una crescente copertura di questa flora marina nel corso dei quattro decenni successivi.
I benefici della ripresa naturale
Patrick Astruch, ingegnere di ricerca di GIS Posidonie e autore principale dello studio, ha dichiarato che i risultati testimoniano il valore della “restaurazione passiva”, ovvero permettere all’erba marina di rigenerarsi naturalmente dopo aver rimosso le cause della sua degradazione, piuttosto che concentrarsi unicamente sull’impianto diretto della specie.
Negli anni ’20, l’erba di Posidonia è stata oggetto di numerosi tentativi di restaurazione attiva, che spesso includevano programmi di ripiantumazione. Tuttavia, il nuovo studio suggerisce un approccio alternativo e più efficace: rimuovere le cause umane della diminuzione della popolazione e consentire il ripristino autonomo delle praterie di erba marina.
Negli ultimi decenni del XX secolo, le praterie di Posidonia avevano subito un grave degrado, specialmente attorno a Marsiglia, una città con una popolazione di circa due milioni di abitanti. Fino al 1987, Marsiglia scaricava acque reflue non trattate nella baia, contribuendo alla perdita della biomassa di erba di Posidonia, a causa di inquinamento e interventi costruttivi costieri.
La situazione è cambiata drasticamente con l’attivazione di un impianto di trattamento delle acque che ha rimosso la maggior parte dei contaminanti e con l’implementazione di leggi che hanno protetto l’erba di Posidonia come specie marina a rischio.
Monitoraggio e risultati
Per valutare l’impatto di queste misure, Astruch e il suo team hanno analizzato dati raccolti già nel 1986, utilizzando marker di cemento per identificare due aree di studio, denominate “quadrat”, dove misurare la copertura dell’erba marina. Negli anni successivi, le osservazioni hanno rivelato una chiara tendenza al recupero. In uno dei quadrat, la copertura è salita dal 47% nel 1986 al 94% nel 2025, mentre nell’altro si è passati dal 6% all’81%.
Questo studio di quaranta anni rappresenta un valido esempio di come le praterie di Posidonia possano recuperare quasi completamente una volta rimosse le pressioni antropiche, come confermato dalla ricercatrice Maria Salomidi dell’Istituto di Oceanografia del Centro di Ricerca Marina Ellenico in Grecia.
Il valore ecologico dell’erba di Posidonia
L’erba di Posidonia è nota per ospitare fino a un quarto delle specie marine del Mediterraneo. Non è soltanto un habitat fondamentale, ma svolge anche un ruolo cruciale come “ingegnere ecosistemico”, costituendo la base delle reti alimentari su cui si fonda l’industria della pesca. Grazie alla sua capacità di sequestrare carbonio, è una risorsa chiave per mitigare gli effetti delle emissioni umane e, in alcuni casi, mostra performance migliori rispetto a mangrovie e foreste tropicali.
Lentamente in crescita e vulnerabile a inquinamento, strascico e sviluppi costieri, l’erba di Posidonia ha perso circa il 7% della sua biomassa annualmente nella metà del secolo precedente al 2009, secondo uno studio pubblicato nel 2014 nella rivista Biological Conservation.
È essenziale, secondo Astruch, che le misure di protezione e la rimozione delle cause del degrado siano la priorità per la salvaguardia e la ripristino delle praterie di Posidonia in tutta la regione.
La necessità di un cambio di paradigma nelle pratiche di restauro
La maggior parte dei progetti di restauro dell’erba marina è attiva e prevede la piantagione o il trapianto. Progetti di piccola scala di restaurazione passiva sono collaudati, generalmente legati a iniziative per ridurre l’ancoraggio e per l’installazione di sistemi di ancoraggio eco-compatibili. Progetti di restauro passivo di più ampio respiro, come quelli osservati nello studio, tendono a concentrarsi sull’aumento della qualità dell’acqua.
Astruch ha sottolineato come i progetti di restauro attivo ricevano solitamente più finanziamenti e attenzione rispetto a quelli passivi, ma non sempre siano la soluzione più efficace o costosa.
Fonti:
- Astruch, P., et al. (2026). Passive restoration of a Mediterranean Posidonia oceanica seagrass meadow: A 40-year survey. Marine Environmental Research.
- Marbà, N., et al. (2014). Mediterranean seagrass (Posidonia oceanica) loss between 1842 and 2009. Biological Conservation.
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