Turismo nautico, Sicilia terza in Italia: oltre 1.700 imprese

Turismo nautico, Sicilia terza in Italia: oltre 1.700 imprese

CASTELLAMMARE DEL GOLFO – La Sicilia si conferma tra le regioni italiane più importanti per l’economia del mare, conquistando il terzo posto nazionale per incidenza delle imprese della Blue Economy sul tessuto produttivo regionale. Le attività legate al mare rappresentano il 6,8% delle imprese dell’Isola, una percentuale inferiore soltanto a quelle di Liguria e Sardegna.

È quanto emerge dal rapporto sul turismo nautico in Sicilia realizzato da Assonautica Palermo in collaborazione con l’Osservatorio sul turismo delle isole europee (OTIE), presentato durante la nona edizione del Seacily, il Salone nautico in corso a Castellammare del Golfo.

Lo studio, curato da Martina Nuccio e coordinato dal professore Giovanni Ruggieri, docente di Economia del turismo all’Università di Palermo e presidente dell’OTIE, analizza imprese, occupazione, infrastrutture portuali e prospettive del turismo nautico.

Oltre 1.700 imprese nella filiera nautica siciliana

Nel primo trimestre del 2026 la filiera nautica siciliana conta 1.712 imprese, in ripresa rispetto alle 1.671 registrate nel 2025.

La maggior parte delle attività è concentrata nelle province di Palermo, Messina e Catania, che insieme rappresentano circa la metà del settore regionale.

La manutenzione, riparazione e riqualificazione delle imbarcazioni costituisce il comparto più numeroso, con 499 imprese. Seguono manifattura e subfornitura con 450 attività, turismo nautico con 363, produzione cantieristica con 213 e commercio con 187.

Nel quadro più ampio della Blue Economy, Palermo si distingue con 7.666 imprese, risultando la prima provincia siciliana e la sesta a livello nazionale. Catania ne conta invece 5.511.

Oltre 6.200 occupati, Palermo guida la classifica

Nel 2025 la filiera nautica dell’Isola ha occupato 6.239 addetti, in lieve diminuzione rispetto ai 6.341 dell’anno precedente.

Il comparto della manutenzione e riparazione delle imbarcazioni rappresenta il principale bacino occupazionale, con 2.224 lavoratori, pari al 35,6% del totale.

Palermo è la provincia con il maggior numero di occupati, 1.786, seguita da Messina con 1.437 e Catania con 771.

Il turismo nautico, che comprende soprattutto charter, noleggio e rimessaggio, conta complessivamente 970 addetti e mostra segnali di ripresa dopo la contrazione degli anni precedenti.

Record di posti barca e crescita delle patenti nautiche

Un altro dato significativo riguarda le infrastrutture portuali.

Nel 2025 la Sicilia ha raggiunto il record di 17.914 posti barca, con un incremento delle possibilità di ormeggio e un miglioramento dei servizi destinati ai diportisti.

Il rapporto segnala progressi nelle dotazioni di acqua, energia elettrica, vigilanza, parcheggi e informazioni turistiche.

Cresce anche l’interesse per la navigazione da diporto: nel 2025 la Sicilia si è collocata al secondo posto nazionale per nuove patenti nautiche, con 1.887 documenti rilasciati.

Ruggieri: «In Sicilia la nautica è più legata al turismo»

Il professore Giovanni Ruggieri sottolinea le caratteristiche del settore nell’Isola, evidenziando la prevalenza delle piccole attività imprenditoriali.

«Al Nord abbiamo la maggiore produzione, nel Sud e in Sicilia la nautica è più legata al turismo. Registriamo, tra l’altro, un incremento di patenti nautiche, un fatto positivo che significa nuove persone che vanno per mare», spiega il presidente dell’OTIE.

Il rapporto evidenzia che oltre il 76% delle imprese nautiche siciliane registra un valore della produzione non superiore a 100 mila euro.

Charter, turisti stranieri protagonisti

L’indagine sul settore del charter conferma il peso della domanda internazionale.

La clientela straniera rappresenta generalmente tra il 61% e l’80% delle prenotazioni degli operatori intervistati, mentre il mercato resta fortemente concentrato nei mesi di luglio e agosto.

Il 75% delle imprese coinvolte nell’indagine opera prevalentemente nel noleggio senza equipaggio, mentre il restante 25% si occupa soprattutto di servizi con skipper.

Tra le criticità emerge la necessità di rafforzare i collegamenti tra il turismo nautico e le altre attività economiche locali, dalla ristorazione all’enogastronomia, dalle escursioni ai servizi turistici.

L’economia del mare vale quasi 225 miliardi in Italia

Il rapporto presentato al Seacily fotografa anche la situazione nazionale.

Nel 2025 la Blue Economy italiana comprendeva 253.599 imprese, pari al 4,3% del sistema imprenditoriale. Nel 2024 il comparto aveva generato un impatto economico complessivo di 224,9 miliardi di euro.

L’industria nautica italiana ha inoltre raggiunto nel 2025 un fatturato di 8,72 miliardi di euro, con una crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente.

Per la Sicilia, i dati confermano il peso economico del mare e le opportunità di sviluppo legate alla nautica, al turismo e ai servizi portuali, pur evidenziando la necessità di una maggiore integrazione tra gli operatori e le filiere produttive locali.

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