Terzo mandato sindaci in Sicilia: esplode la polemica, c’è chi annuncia la ricandidatura

La bocciatura della norma sul terzo mandato per i sindaci siciliani ha acceso una nuova fase di tensione politica nell’Isola. Mentre Anci Sicilia parla di “occasione persa”, le opposizioni attaccano duramente il centrodestra e il governo Schifani, ormai percepito come fragile e diviso.

Le reazioni politiche

Il leader di Sud Chiama Nord, Cateno De Luca, non ha usato mezzi termini: «Questo Parlamento ha appena inflitto l’ennesimo schiaffo al governo Schifani. Arrivati a questo punto facciamo una cosa molto semplice: stacchiamo la spina e torniamo immediatamente al voto».

Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale di Anci Sicilia, invitano invece alla riflessione: «Mantenere una specialità in materia di ordinamento degli enti locali che produce norme in contrasto con l’impianto nazionale non è utile né per i comuni né per i cittadini. Sarebbe più saggio prevedere un sistematico adeguamento alla normativa nazionale».

Pd e M5S sottolineano la frattura interna al centrodestra. «I numeri parlano chiaro: la maggioranza ha votato contro sé stessa. Per il governo Schifani è stata l’ennesima Waterloo», osserva Michele Catanzaro, capogruppo Pd all’Ars. Antonio De Luca, capogruppo M5S, aggiunge: «Tra scandali e inchieste ricorrenti, come pensa Schifani di portare avanti provvedimenti in grado di dare risposte ai siciliani?».

La rivolta dei sindaci


Tra i principali protagonisti della contestazione c’è il sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, coordinatore provinciale della Lega a Caltanissetta e figlio dell’assessora regionale alla Salute Daniela Faraoni, che ha annunciato la propria ricandidatura nonostante il divieto previsto dalla legge elettorale regionale.

A seguire Burgio, altri primi cittadini di comuni con meno di 15 mila abitanti potrebbero rompere le regole e tentare la candidatura. Una mossa che, secondo molti esperti, difficilmente verrà accolta dagli uffici elettorali, ma che apre la strada a ricorsi al Tar e richieste di sospensiva.

Tra le sindache che si preparano alla battaglia legale ci sono Francesca Draià di Valguarnera Caropepe e la sindaca di Agira. «Se le nostre richieste di candidatura non saranno accolte — spiega Draià — ci rivolgeremo al giudice ordinario con richiesta di sospensiva in attesa della pronuncia del Tar».

Il contesto normativo e le mosse future


Il nodo centrale è il mancato recepimento della legge nazionale sul terzo mandato da parte della Sicilia, rimasta l’unica regione a non adeguarsi. Burgio e altri sindaci stanno per presentare istanze dirette al governo nazionale, chiedendo un decreto attuativo che estenda la validità della norma anche in Sicilia.

«Il principio sancito dalla Corte costituzionale è chiaro: il diritto di elettorato passivo non può essere compresso in modo arbitrario», sottolinea Burgio, che punta a far valere tale principio nella sua candidatura.

Intanto, la tensione politica continua: il centrodestra appare diviso, le opposizioni premono e i sindaci pronti a sfidare la legge regionale tengono alta l’attenzione mediatica. La partita per il terzo mandato è quindi appena iniziata e il ritorno alle urne potrebbe diventare un terreno di scontro giudiziario e politico senza precedenti.

Redazione: