Terremoto in Sicilia, lo sciame sismico continua nel Tirreno: oltre 150 scosse dopo il sisma di magnitudo 5.5

PALERMO – Continua a tremare il Tirreno meridionale, dove la sequenza sismica iniziata nella notte del 20 ottobre mantiene alta l’attenzione lungo la costa settentrionale della Sicilia e nell’arcipelago delle Eolie. Dopo la forte scossa di magnitudo 5.5 registrata il 23 ottobre alle 12.19, i sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) hanno rilevato numerosi altri terremoti. Alle ore 18 del 24 ottobre erano già 154 gli eventi registrati dopo la scossa principale.

L’attività sismica interessa un’area marina situata a circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi, tra le Eolie e il settore occidentale del Tirreno meridionale. Il terremoto più intenso è stato avvertito distintamente anche a Palermo e in diverse località della Sicilia settentrionale, provocando preoccupazione tra i cittadini.

Secondo l’approfondimento diffuso dall’INGV, la sequenza comprende diversi eventi di intensità significativa. Nell’ambito dell’attività iniziata il 20 ottobre sono stati individuati quattro terremoti di magnitudo pari o superiore a 4 e due eventi di magnitudo almeno 5.

Lo sciame sismico resta dunque al centro del monitoraggio degli esperti, impegnati a seguire l’evoluzione dei movimenti della crosta terrestre in una zona già conosciuta per la frequente attività sismica.

Uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda la profondità delle scosse. Le analisi condotte attraverso differenti modelli geologici forniscono risultati non completamente coincidenti: alcune elaborazioni collocano gli eventi prevalentemente tra 10 e 15 chilometri di profondità, mentre altre indicano valori maggiori.

La distanza delle stazioni di rilevamento dagli epicentri, localizzati in mare aperto, rende più complessa la ricostruzione precisa delle caratteristiche dei terremoti. Per questo motivo l’INGV sottolinea che le profondità individuate presentano ancora margini di incertezza.

La sequenza si sviluppa in un settore del Mediterraneo caratterizzato dall’interazione tra la placca africana e quella euroasiatica. Si tratta di un’area nella quale, anche in passato, sono stati registrati terremoti di magnitudo elevata.

Tra i precedenti più significativi figura il sisma del 28 maggio 1980, di magnitudo 5.7, avvenuto a sud di Alicudi. Un evento che, secondo gli studiosi, presenta diverse analogie con quello registrato il 23 ottobre.

L’INGV ha inoltre affrontato il tema del possibile collegamento con il Marsili, il grande vulcano sottomarino del Tirreno. Al momento, secondo gli esperti, non emergono elementi che dimostrino una relazione diretta tra la sequenza sismica e l’attività del vulcano. I terremoti registrati presentano infatti caratteristiche riconducibili a movimenti compressivi della crosta terrestre, differenti dai processi geologici associati al Marsili.

Le mappe dello scuotimento elaborate dopo il terremoto più forte indicano effetti stimati fino al IV-V grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg nelle Eolie e in alcune zone della Sicilia settentrionale. Oltre 2.400 cittadini hanno inoltre contribuito alla raccolta delle informazioni attraverso il servizio INGV “Hai sentito il terremoto?”, segnalando gli effetti percepiti durante la scossa.

La domanda principale riguarda adesso la possibile evoluzione dello sciame sismico. Gli esperti ricordano che non è possibile stabilire in anticipo se la sequenza proseguirà con terremoti di minore intensità oppure se potranno verificarsi nuovi eventi più forti.

Il monitoraggio resta quindi fondamentale per seguire l’attività nel Tirreno meridionale e aggiornare il quadro scientifico. Per la popolazione delle Eolie e delle località costiere siciliane rimane importante fare riferimento alle comunicazioni ufficiali dell’INGV e della Protezione civile.

Il dato delle 154 scosse successive all’evento principale si riferisce al monitoraggio aggiornato alle ore 18 del 24 ottobre 2026. Non costituisce un conteggio in tempo reale.

Tindaro Lo Preiato: