Strage di via D’Amelio, Procura: accelerazione fu “preventiva” per fermare Borsellino
A rafforzare il quadro interviene anche l’audizione in Commissione Antimafia del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca. Il magistrato ha sottolineato come l’inchiesta su “mafia-appalti” rappresenti una “concausa” della strage di via D’Amelio, e in misura ancora maggiore di quella di Capaci.
De Luca ha evidenziato gravi anomalie nella gestione dell’indagine, condotta nei primi anni ’90 dalla Procura di Palermo: dall’iniziale informativa del Ros sulle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, che coinvolgeva tra gli altri l’imprenditore Antonino Buscemi e il gruppo Ferruzzi, non sarebbero seguiti sviluppi investigativi concreti per anni.
Solo nel 1997 si arrivò a un processo, dopo una lunga fase caratterizzata – secondo il procuratore – da omissioni, errori e scelte inspiegabili: intercettazioni ignorate, bobine smagnetizzate, fascicoli tenuti segreti e un generale “patto implicito per non fare indagini”.
Resta aperto un fascicolo per favoreggiamento a Cosa nostra a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone e dell’ufficiale della Guardia di Finanza Stefano Screpanti. Intanto, la nuova lettura della strage di via D’Amelio come azione preventiva riapre interrogativi profondi sui mandanti e sulle reali finalità di uno degli attentati più drammatici della storia repubblicana.
