Strage di via D’Amelio, annullata la condanna per calunnia di Vincenzo Scarantino
L’accusa di calunnia nacque in seguito alla clamorosa ritrattazione resa da Scarantino nel processo d’appello “Borsellino uno”. Il 24 settembre 1998 l’uomo negò infatti il proprio coinvolgimento nella preparazione della strage di via D’Amelio e denunciò le pressioni e i condizionamenti investigativi che avrebbe subito durante gli interrogatori da parte del gruppo investigativo “Falcone-Borsellino”, guidato dall’allora questore Arnaldo La Barbera.
Negli anni successivi, le inchieste e le sentenze sul depistaggio che ha caratterizzato le prime indagini sulla strage hanno accertato la falsità delle dichiarazioni rese da Scarantino nelle fasi iniziali dell’inchiesta. In particolare, il processo “Borsellino quater” ha ricostruito uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana, evidenziando come le confessioni e le accuse dell’uomo fossero state utilizzate per costruire una versione dei fatti risultata poi infondata.
Nello stesso procedimento, Francesco Andriotta è stato condannato per calunnia aggravata ai danni dello stesso Scarantino e di altri soggetti coinvolti nelle false ricostruzioni investigative.
La difesa dell’ex collaboratore di giustizia ha accolto con soddisfazione la decisione della Corte d’Appello, definendo il proprio assistito «un calunniatore calunniato e vittima del sistema». Dopo la revoca della condanna, i legali stanno ora valutando la possibilità di avanzare una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione.
La pronuncia rappresenta un ulteriore tassello nel complesso percorso di revisione giudiziaria legato alla strage di via D’Amelio e alle indagini che per anni hanno seguito piste poi rivelatesi frutto di un vasto depistaggio.
