Sri Lanka: discariche abusive e riforme inadeguate affondano le città nel problema dei rifiuti.
Il ricordo del disastro e il riscatto legale
Quando gli abitanti dello Sri Lanka celebrano il tradizionale Capodanno il 14 aprile, il clima festoso non è più presente nella casa di Keerthirathna Perera. Nel 2017, la sua famiglia stava festeggiando nel loro appartamento a Meethotamulla quando la loro celebrazione fu interrotta da un tremore. In pochi istanti, un’enorme ondata di spazzatura e terra travolse la loro casa, e Keerthirathna assistette impotente alla distruzione in corso. Purtroppo, la sua famiglia subì perdite devastanti: la moglie fu tratta in salvo, mentre la figlia e il genero rimasero intrappolati e infine trovati privi di vita.
A nove anni dal disastro, il 31 marzo di quest’anno, la Corte Suprema ha dichiarato illegale il smaltimento di rifiuti a Meethotamulla, ritenendo le autorità responsabili per la mancata tutela della salute pubblica e dei diritti fondamentali dei cittadini.
Dopo anni di battaglia legale, il ricorso presentato nel 2015 ha finalmente portato a un riconoscimento ufficiale della violazione delle normative ambientali. Nuwan Bopage, il principale richiedente e attivista, ha dichiarato che la mancata concessione di misure provvisorie prima del crollo avrebbe potuto prevenire questa tragedia.
Oggi, la gestione dei rifiuti in Sri Lanka è in crisi. La città di Colombo produce circa 1.320 tonnellate di rifiuti al giorno, ma solo 4.500-5.600 tonnellate vengono effettivamente raccolte e smaltite. La maggior parte dei rifiuti continua a finire nelle discariche a cielo aperto, portando a seri danni ambientali e rischi per la salute pubblica.
