Specie migratorie in pericolo per perdita di habitat e influenza aviaria, report rivela.
L’ultimo rapporto sullo stato delle specie migratorie, pubblicato di recente, evidenzia il grave declino delle popolazioni di oltre il 49% delle specie migratorie incluse nel trattato CMS (Convenzione sulla Conservazione delle Specie Migratorie di Animali Selvatici). Dati dell’IUCN, la lista rossa più completa al mondo, mostrano che nel 2024 il 44% delle specie migratorie registrate risultava in declino. I recenti aggiornamenti mostrano che questa proporzione ha raggiunto ora il 49%. Un dato preoccupante, considerando che la prossima valutazione del loro stato non avverrà prima del 2030. Secondo i sostenitori della conservazione, è fondamentale affrettarsi a fare il punto sulla situazione attuale.
Le cause di questo declino
Le specie migratorie, che spaziano dagli uccelli costieri ai pesci d’acqua dolce, affrontano sfide crescenti legate al cambiamento climatico e alla perdita degli habitat. Le strade, le ferrovie e gli sviluppi urbani hanno frammentato i corridoi migratori, costringendo gli animali a percorsi sempre più pericolosi e difficili. L’espansione della popolazione umana, che ha superato gli 8 miliardi, ha aggravato la situazione, compromettendo ulteriormente le vie migratorie tradizionali.
Un esempio lampante è rappresentato dalle migrazioni dei gnu e delle balene. I gnu, per esempio, migrano attraverso il corridoio ecologico Serengeti-Mara per seguire le piogge e le erbe fresche. Le balene, come le megattere, effettuano viaggi di migliaia di chilometri tra le acque calde tropicali e quelle fredde antartiche per nutrirsi. Purtroppo, il rapporto indica che al di là del degrado degli habitat, ci sono fattori più complessi in gioco, inclusa la diffusione dell’influenza aviare altamente patogena tra le popolazioni di uccelli migratori.
