Selinunte, è polemica sul bene confiscato trasformato in deposito dei rifiuti
Scoppia la polemica a Selinunte, il borgo marinaro ai piedi dei templi dorici, dopo la decisione del sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini, di destinare un immobile confiscato alla mafia a deposito dei contenitori per la raccolta differenziata utilizzati dai commercianti del centro.
L’edificio, incompleto e dichiarato inagibile, era stato confiscato a Giuseppe Grigoli, ritenuto prestanome e cassiere del boss mafioso Matteo Messina Denaro. La scelta dell’amministrazione comunale ha però suscitato la protesta di numerosi residenti, in particolare di una donna che abita in via Marco Polo, il principale corso del borgo che durante la stagione estiva si anima con la movida e il passeggio di migliaia di turisti.
La residente ha presentato un’istanza di revoca in autotutela del provvedimento, respinta dal Comune, e adesso si prepara a impugnare l’atto davanti al Tar. Secondo la ricorrente, la struttura non è idonea a ospitare un deposito di rifiuti in una delle aree più frequentate e rappresentative della località balneare, affacciata sul mare.
