Il Commercio Illecito di Avorio: Una Minaccia Persistente
Una narrativa emergente sostiene che il bracconaggio degli elefanti sia in calo. Tuttavia, le evidenze rivelano che il commercio illecito di avorio continua e l’influenza della criminalità organizzata è in crescita. Nonostante recenti sequestri di grandi quantità di avorio, le reti criminali sono ancora attive. L’Africa meridionale sembra essere tornata al centro del commercio globale illegale di avorio.
Un recente articolo per la Giornata Mondiale degli Elefanti 2026 avverte: “la narrazione attuale secondo cui la situazione è sotto controllo non dovrebbe essere accettata senza questioni.” Questa affermazione serve a mettere in luce la gravità del problema e la necessità di una vigilanza continua.
Nella prima settimana di marzo 2026, le autorità zambiane, su intel condiviso dall’Agenzia per le Investigazioni Ambientali del Regno Unito (EIA UK), hanno sequestrato oltre 500 kg di avorio, arrestando un sospetto con legami storici con operazioni di traffico di avorio nella regione.
L’Attività Criminale in Zambia e nel Continente
Questo sequestrato è particolarmente allarmante. Uno dei sospetti coinvolti era già stato condannato nel 2019 per possesso di avorio e rilasciato dopo pochi mesi. La Zambia è sotto i riflettori, con gruppi criminali congolesi che si muovono liberamente, sfruttando la carenza di volontà politica e i funzionari corrotti per alimentare il traffico di prodotti della fauna selvatica, come avorio di elefante e corno di rinoceronte.
Questa recente operazione in Zambia è parte di un trend più ampio, dove le nazioni del Sud Africa ora rappresentano oltre l’80% del volume totale dei sequestri di avorio su larga scala. Dal 2023, un rinnovato traffico di avorio è stato registrato, coinvolgendo paesi come Angola, Botswana e Mozambico.
La concentrazione rinnovata di attività illecite in questa regione è motivo di preoccupazione, soprattutto vista la pressione politica in alcuni stati per riprendere il commercio legale di avorio. Il caso del Namibia al CITES CoP20 nel novembre 2025, rifiutato dalla maggioranza, evidenzia il conflitto tra le realtà operative e le ambizioni politiche.
La semplice presentazione dei sequestri come successi delle forze dell’ordine è fuorviante. Se le operazioni non sono accompagnate da indagini approfondite, non si riesce a interrompere o disincentivare il bracconaggio. La vera interruzione deriva da investigazioni mirate che svelano le strutture più ampie che alimentano il traffico illecito. Queste indagini sono fondamentali per portare all’accusa e alla condanna di coloro che ne fanno parte.
Ultime statistiche indicano che, dalla fine del 2024, più di 797 tonnellate di avorio sono immagazzinate globalmente, con oltre 820 tonnellate in Africa. Dato che la reportistica sugli stock è incoerente, il volume vero è molto probabilmente superiore.
L’analisi forense è fondamentale per rintracciare le origini dell’avorio. Tuttavia, i test del DNA sui sequestri recenti rimangono limitati, e nel caso del sequestro in Zambia non ci sono evidenze pubbliche di analisi forense svolte.
In risposta alle sfide, collaborazioni tra governi e organizzazioni della società civile si stanno intensificando. Queste alleanze sono essenziali per facilitare lo scambio di informazioni e il targeting strategico contro il traffico di fauna selvatica. Tuttavia, tali relazioni possono essere complesse e influenzate da dinamiche politiche.
La recente operazione di sequestro in Zambia dimostra cosa si può ottenere attraverso indagini mirate. È fondamentale mantenere l’impegno per garantire responsabilità, soprattutto nei confronti di trasgressori noti.
Questo panorama evidenzia che il traffico di avorio è una minaccia organizzata e in continua evoluzione. È essenziale un’applicazione della legge informata e sostenuta lungo tutta la catena di approvvigionamento per proteggere gli elefanti e disarticolare le reti criminali attive.
Per informazioni più dettagliate sui dati sul traffico di avorio, puoi consultare il rapporto dell’UNODC e le analisi forensi disponibili presso le istituzioni di ricerca specializzate nel campo della conservazione della fauna selvatica.
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