La Rinascita dell’Ecoturismo nella Repubblica Centrafricana
Nonostante la Repubblica Centrafricana sia spesso associata a immagini di conflitto e instabilità, la regione di Dzanga-Sangha, situata nel sud-ovest del paese, sta vivendo un aumento modesto ma significativo dell’ecoturismo. Focalizzata sulla fauna selvatica, tra cui gli elefanti della foresta e i gorilla di pianura occidentale, questa area è circondata da una lussureggiante foresta pluviale del Bacino del Congo.
Secondo le stime ufficiali, circa 800 turisti hanno visitato Dzanga-Sangha nel 2025, generando introiti vicini al milione di dollari. Le guide e i lavoratori delle strutture ricettive locali riportano una crescita graduale che si lega all’aumento della stabilità nella regione. L’ecoturismo porta con sé vantaggi economici come la condivisione dei redditi, opportunità culturali e la creazione di piccole imprese locali. Tuttavia, i partecipanti al sistema ecoturistico del paese avvertono che la creazione di posti di lavoro è ancora limitata e irregolare.
Sfide e Opportunità nel Settore Turistico
Presso il piccolo comune di Bayanga, che funge da porta d’ingresso al Parco Nazionale di Dzanga-Sangha, il turismo si sta sviluppando attorno a Dzanga Bai, noto come uno dei luoghi migliori in Africa tropicale per osservare gli elefanti della foresta (Loxodonta cyclotis). Qui, è possibile vedere gruppi di decine, a volte oltre un centinaio, di elefanti radunarsi in uno stesso spazio. I visitatori sono anche attratti dalla presenza di gorilla di pianura occidentale (Gorilla gorilla gorilla), che si sono abituati alla presenza umana, e dalla magnificenza della foresta tropicale circostante.
Le autorità e i lavoratori sul campo hanno notato un incremento nel numero dei visitatori negli ultimi due-tre anni. Gervais Pamongui, vicepresidente delle Aree Protette di Dzanga-Sangha, sottolinea l’importanza della stabilità per lo sviluppo del turismo. Secondo lui, “Per promuovere il turismo, un paese deve essere stabile affinché i visitatori possano sentirsi al sicuro”.
Nonostante le sfide, i residenti di Bayanga esprimono un’ottimistica distinzione tra le percezioni nazionali e la realtà locale. Léonce Madomi, guida turistica che lavora nella regione da 16 anni, evidenzia come l’immagine del paese stia cambiando grazie al passaparola di chi visita Dzanga-Sangha e riferisce di esperienze positive.
“Quando i turisti tornano a casa e raccontano dell’atmosfera tranquilla e positiva di questo luogo, molti altri cominciano a prestare attenzione”, afferma Madomi. La natura resta l’attrazione principale: gli avventurieri sono affascinati dalla possibilità di osservare gli elefanti in gruppi familiari, un’esperienza rara in altri paesi dove gli elefanti sono più dispersivi.
Impatti Positivi sul Territorio
Nel 2025, il parco ha accolto circa 800 turisti provenienti da 20 nazioni diverse, tra cui Germania, Russia, Spagna e Stati Uniti. Un trend emergente è l’interesse crescente nel turismo domestico, con un numero crescente di centroafricani che visitano Dzanga-Sangha. Questa crescita si traduce in piccoli cambiamenti: le guide preparano escursioni nella foresta all’alba, le strutture ricettive accolgono un flusso costante di visitatori e il personale degli hotel riporta un’attività più consistente rispetto al passato.
“Prima c’era poca affluenza turistica, ma ora i visitatori arrivano più frequentemente”, racconta Zongbo Noella, che lavora al Doli Lodge dal 2014. “Questo non solo aiuta noi, ma anche le nostre famiglie; così possiamo sostenere i nostri cari”.
Anche se la vita a Bayanga è meno difficile rispetto ad altre aree colpite dalla guerra, esistono ancora sfide significative, come la scarsità di cibo. Béatrice Babona, membro della comunità indigena Ba’aka, afferma che il turismo ha avuto effetti sociali visibili. “Quando i turisti arrivano, portano denaro e questo ha un impatto positivo. Permette alle famiglie di mandare i propri figli a scuola e di accedere a servizi sanitari”.
I funzionari evidenziano anche i meccanismi di condivisione dei ricavi. Pamongui spiega che le entrate delle entrate vengono distribuite secondo una struttura formale, garantendo che il 30% vada alle comunità locali e il 35% al parco stesso. I turisti non visitano solo il parco, ma hanno anche l’opportunità di scoprire pratiche culturali e tradizioni locali.
La Strada Futura per l’Ecoturismo
Tuttavia, emergono delle criticità. Diversi residenti hanno segnalato che i benefici del turismo sono irregolari e non sufficienti a far fronte all’occupazione più ampia. “Non ci sono stati molti più posti di lavoro”, afferma Madomi. La vera sfida, secondo lui, è quella di ampliare l’economia locale creando piccole imprese.
Pamongui mette in evidenza anche i recenti sviluppi politici, come la visita del Presidente Faustin-Archange Touadéra, che ha contribuito alla promozione di Dzanga-Sangha. Nonostante ciò, restano problemi di accesso e qualità delle strade, oltre alla persistente immagine negativa del paese che ostacola il suo sviluppo.
“L’importante è che ora c’è calma e pace”, conclude Pamongui. “Invitiamo tutti a venire a scoprire Dzanga-Sangha”. La questione rimane: come può un paese fragile sviluppare un ecoturismo equo senza replicare le disuguaglianze già osservate in altre parti del Bacino del Congo?
In questa fase, Dzanga-Sangha rappresenta un’iniziativa fragile e graduale, dove l’eccezionale fauna selvatica, una relativa stabilità e una crescita lenta nel settore turistico stanno aprendo nuove opportunità.
Fonti
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