Scoperti oltre 3.300 beneficiari irregolari del Reddito di cittadinanza, frode da 45mln €

L’attività di analisi del rischio condotta negli ultimi mesi dall’INPS, in collaborazione con la Guardia di Finanza nell’ambito di uno specifico protocollo di intesa finalizzato al contrasto delle indebite percezioni di prestazioni previdenziali e assistenziali, ha portato all’individuazione di oltre 3.300 percettori del Reddito di cittadinanza risultati privi dei requisiti previsti per l’accesso alla misura. Le somme indebitamente percepite, secondo quanto accertato finora, superano complessivamente i 43 milioni di euro.

Le verifiche sono state svolte attraverso un intenso lavoro di incrocio delle banche dati e di analisi mirata dei profili a rischio, con il coinvolgimento del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza. L’attenzione degli investigatori si è concentrata in particolare su due principali categorie di irregolarità: da un lato i soggetti che non avevano dichiarato eventuali stati detentivi o la presenza di condanne penali considerate ostative alla percezione del beneficio, dall’altro i beneficiari risultati titolari di partite IVA o di cariche societarie, una condizione che in diversi casi è risultata incompatibile con il sostegno economico erogato.

L’incrocio dei dati e i controlli sul territorio


Per quanto riguarda il primo filone, lo scambio informativo con il Ministero della Giustizia ha permesso di ricostruire la platea dei richiedenti del periodo 2019-2021 che non avevano correttamente dichiarato la propria posizione giudiziaria. In questo contesto sono state individuate oltre 5.700 domande potenzialmente irregolari, successivamente analizzate e ridotte a 4.374 posizioni effettivamente segnalate ai reparti territoriali della Guardia di Finanza. Le verifiche sul campo hanno confermato un elevato tasso di irregolarità, superiore all’80%, con un indebito complessivo di oltre 8,7 milioni di euro.

Un secondo ambito di indagine ha riguardato i beneficiari che risultavano titolari di attività economiche o cariche in società, sia nel settore artigianale e commerciale sia in imprese con dipendenti. Anche in questo caso le attività di controllo, estese su tutto il territorio nazionale, hanno portato all’accertamento di oltre 2.600 irregolarità, riconducibili soprattutto all’omessa comunicazione della propria posizione lavorativa o societaria. L’indebito complessivo stimato per questo filone supera i 36 milioni di euro.

Per tutte le posizioni individuate sono state avviate le procedure di revoca del beneficio e di recupero delle somme erogate indebitamente, oltre alla segnalazione all’Autorità giudiziaria nei casi in cui sono emersi profili di rilevanza penale. Secondo INPS e Guardia di Finanza, i risultati ottenuti confermano l’efficacia di un modello di controllo basato sull’integrazione sistematica delle banche dati, sull’analisi del rischio e su una collaborazione strutturata tra istituzioni, con l’obiettivo di garantire la corretta destinazione delle risorse pubbliche e tutelare i cittadini che accedono legittimamente alle prestazioni del sistema di welfare.

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