Scoperta una ‘caverna a bolle’ per proteggere la foca più rara dal contatto umano.

Scoperte sorprendenti sulle foche monache del Mediterraneo

Recenti ricerche sull’isola greca di Formicula hanno rivelato che le rare foche monache mediterranee trovano rifugio in una “caverna a bolle” piena d’aria. Questo studio ha messo in luce come queste speciali cavità, accessibili tramite passaggi sottomarini, offrano un luogo per respirare e forse anche per sfuggire al forte afflusso turistico nella zona. Le foche monache mediterranee (Monachus monachus) rappresentano il pinnipedio più raro al mondo e sono l’unica specie di foca presente nel Mare Mediterraneo. Secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), ne rimangono meno di 1.000 esemplari.

Le foche monache storicamente si trovavano nelle zone costiere aperte, dove riposavano, mutavano il pelo e partorivano. Tuttavia, a causa della crescente pressione umana derivante dal turismo, dalla pesca e dallo sviluppo edilizio, questi animali hanno iniziato a ritirarsi verso grotte marine lungo la costa mediterranea. Questo cambiamento nel loro comportamento rappresenta una risposta diretta alle minacce ambientali e antropiche.


L’importanza delle caverne marine per la sopravvivenza delle foche

Joan Gonzalvo, autore principale dello studio e membro del progetto Ionian Dolphin presso l’Istituto di Ricerca Tethys in Italia, ha descritto l'”ideale caverna” come una struttura che presenta un pool, una spiaggia asciutta per rilassarsi, un corridoio d’ingresso e protezione dalle condizioni meteorologiche avverse e dalle onde impetuose. Queste cavità possono solitamente essere accessibili tramite ingressi sia sopra che sotto il livello dell’acqua.

Durante una valutazione dell’habitat nell’Arcipelago dell’Ionio Interno, il team stava installando una telecamera per monitorare una di queste caverne marine “confortevoli” su Formicula quando hanno scoperto un corridoio sottomarino che conduceva a una seconda cavità più piccola. Questa “caverna a bolle” conteneva acqua e una bolla d’aria in cima, ma non presentava una spiaggia asciutta o una piattaforma per riposarsi. Il team ha quindi posizionato una telecamera subacquea nella caverna a bolle per osservare se le foche la utilizzassero.

Durante il periodo di monitoraggio di 141 giorni, principalmente nei mesi estivi e autunnali del 2020-21, i ricercatori hanno registrato l’uso delle foche monache nella caverna principale per 30 giorni, mentre la caverna a bolle è stata utilizzata per 119 giorni. Entrambe le caverne sono state visitate contemporaneamente per 23 giorni. Le foche si recavano nella caverna a bolle in gruppi di uno a tre, dove sono state osservate mentre riposavano e dormivano.


I ricercatori sono rimasti sorpresi nell’osservare che le foche preferivano utilizzare la caverna a bolle “umida e meno confortevole” rispetto alla caverna principale. Nonostante quest’ultima fosse più idonea alla riproduzione e alla muta, la caverna a bolle sembra offrire un rifugio sicuro per riposare e sfuggire alla presenza indesiderata degli esseri umani.

Negli intensi mesi estivi, il turismo nella regione dell’Ionio raggiunge livelli elevati, con i visitatori talvolta che si avvicinano troppo alle foche, arrivando persino a seguirle all’interno delle grotte. Recentemente, sono state istituite zone di non accesso attorno a Formicula per proteggere queste creature vulnerabili.

Gonzalvo ha sottolineato che future valutazioni degli habitat delle foche monache mediterranee dovrebbero prendere in considerazione anche le caverne a bolle come parte cruciale del loro ambiente naturale.

Jason Baker, biologo marino non coinvolto nello studio, ha dichiarato a Science che “è utile catalogare questo tipo di habitat”, ma ha anche aggiunto che sarebbe ideale se fosse possibile proteggere maggiori spazi affinché le foche non debbano allontanarsi dagli esseri umani.

Per ulteriori dettagli e scoperte scientifiche, è possibile consultare fonti come la IUCN e il Tethys Research Institute, che continuano a monitorare e studiare le dinamiche della fauna marina nel Mediterraneo.

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Luigi Salemi: