Scoperta di un cocktail chimico di farmaci nelle acque costiere di Gibuti

La contaminazione farmaceutica nel Golfo di Tadjourah

Recenti ricerche hanno rivelato che nel Golfo di Tadjourah, situato lungo la costa di Djibouti in Africa Orientale, sono state rilevate alte concentrazioni di farmaci comunemente utilizzati da miliardi di persone per il trattamento di dolori, febbre e infezioni. Gli studi hanno mostrato che le acque reflue urbane non trattate presentano particolari pericoli, contenendo medicinali anti-infiammatori come l’ibuprofene, caffeina e carbamazepina, un farmaco antiepilettico, contaminando così l’ecosistema costiero di Djibouti.

In aggiunta ai composti già citati, i ricercatori hanno trovato tracce di levofloxacina, un antibiotico utilizzato per curare la tubercolosi, e altri dodici composti farmaceutici e per la cura personale. Questi dati sollevano preoccupazioni significative riguardo alla salute ambientale della regione.


Rischi ecologici legati ai farmaci

Il Golfo di Tadjourah è riconosciuto come un hotspot di biodiversità marina, ospitando barriere coralline, mangrovie e vivai di pesci. La città di Djibouti, che accoglie oltre il 70% della popolazione nazionale, si affaccia su questo golfo ricco di vita. Abdillahi Elmi Adaneh, autore principale dello studio e chimico ambientale presso l’Osservatorio regionale per la ricerca sull’ambiente e il clima (ORREC) di Djibouti, ha messo in evidenza l’allarme legato ad alcuni farmaci di uso quotidiano, come l’ibuprofene e la caffeina, che si sono rivelati avere un rischioso impatto ecologico.

“In particolare, è sorprendente notare come alcune sostanze considerate ‘ordinarie’ contribuiscano significativamente al rischio ecologico nelle acque costiere”, ha dichiarato Adaneh. In alcuni punti di campionamento, dove si riversano acque reflue urbane e ospedaliere, le concentrazioni di ibuprofene erano centinaia di volte superiori ai livelli ritenuti sicuri per gli organismi acquatici.

“Ibuprofene può influenzare diverse funzioni biologiche negli organismi marini, tra cui riproduzione, crescita, attività enzimatica e risposte fisiologiche”, ha aggiunto Adaneh, sottolineando come invertebrati, pesci e alghe siano particolarmente vulnerabili a queste sostanze farmaceutiche non steroidee.


L’analisi ha anche rivelato che la caffeina, presente in tutti i siti di campionamento, viene frequentemente utilizzata come indicatore di inquinamento proveniente delle acque reflue domestiche. I ricercatori hanno osservato che gli effetti combinati di questi contaminanti risultano più preoccupanti rispetto agli effetti singoli.

Questo studio rappresenta una delle poche ricerche effettuate in Africa orientale riguardo l’inquinamento farmaceutico. Su scala globale, il tema della contaminazione dovuta ai farmaci è diventato sempre più urgente, poiché molte delle sostanze chimiche utilizzate hanno effetti duraturi sulle forme di vita marine. Un’indagine globale pubblicata nel 2022 ha trovato prova di inquinamento farmaceutico anche in luoghi remoti come l’Antartide.

La necessità del trattamento delle acque reflue

I ricercatori hanno evidenziato l’importanza del trattamento delle acque reflue come rimedio per prevenire l’inquinamento farmaceutico nei mari. Secondo l’ONU, solo l’11% delle acque reflue domestiche a Djibouti viene trattato. Un esempio positivo può essere riscontrato a Marsiglia, nel sud della Francia, dove la reintroduzione di un impianto di trattamento delle acque reflue nel 1987 ha permesso a specie come la posidonia oceanica e la sarpa dorata di riprendersi.

“I rilasci di acque reflue urbane e ospedaliere non trattate stanno trasformando le acque costiere di Djibouti in un cocktail chimico estremamente pericoloso per l’ecosistema”, ha dichiarato Adaneh. “Questa problematica fa di Djibouti un caso studio per molti paesi a basso e medio reddito”.


Affrontare l’inquinamento farmaceutico non è solo una questione locale, ma un problema di rilevanza globale. La scarsità di trattamenti adeguati delle acque reflue associa un rischio elevato per la biodiversità marina e, di riflesso, anche per la salute delle popolazioni umane che dipendono da queste risorse naturali. È essenziale implementare soluzioni efficaci e strategie di monitoraggio per garantire un futuro sostenibile alla fauna marina e alla comunità di Djibouti.

Fonti ufficiali:
– United Nations Environment Programme (UNEP)
– World Health Organization (WHO)
– National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)

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Luigi Salemi: