Scienziati chiedono regole etiche per la ricerca sulla comunicazione animale con l’IA.
Un rapporto separato, redatto da membri dei team MOTH e CETI, invita i lettori a immaginare le conseguenze di un eventuale successo nel decifrare la comunicazione animale. Gli autori hanno affermato che i recenti progressi nella tecnologia di registrazione, nell’intelligenza artificiale e nelle collaborazioni interdisciplinari hanno rivelato che molte specie, dalle balene alle api, possiedono sistemi comunicativi sofisticati. L’impatto potenziale delle bioacustiche e dell’IA sulle leggi ambientali e sugli animali non umani è di enorme rilevanza.
Tuttavia, questi sviluppi comportano anche dei rischi. Ad esempio, la tecnologia potrebbe essere utilizzata da programmi turistici o militari per manipolare o controllare gli animali. Da qui l’importante raccomandazione dei ricercatori: l’IA dovrebbe essere utilizzata nel migliore interesse degli animali. Se fosse possibile comprendere i segnali di distress delle balene causati dal rumore delle navi, tali informazioni dovrebbero essere utilizzate per promuovere ulteriori misure di protezione per questi mammiferi marini.
L’adozione del quadro PEPP è volontaria, ma gli autori sottolineano che molte norme sui diritti umani e indigeni sono iniziate allo stesso modo, come principi non vincolanti che in seguito sono diventati norme internazionali applicabili. David Gruber ha affermato: “Se possiamo concordare su standard condivisi ora, le linee guida internazionali formali diventeranno fattibili e applicabili”.
Per approfondire ulteriormente, leggi l’articolo completo di Ana Cristina Alvarado (in spagnolo) qui.
Immagine di copertura: Gli scienziati Yanive Aluma e Odel Harve controllano un dispositivo di registrazione subacqueo per le balene. Immagine gentilmente fornita dal progetto CETI.
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