Le forze del campo progressista siciliano hanno chiesto le dimissioni del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, dopo l’indagine della Procura di Palermo su presunte infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa regionale.
La richiesta è stata avanzata nel corso di una conferenza stampa congiunta all’Assemblea Regionale Siciliana, alla quale hanno partecipato esponenti dei principali partiti e movimenti dell’area progressista. Al centro della vicenda l’inchiesta che vede coinvolto Salvatore Iacolino, manager sanitario indicato dal governo regionale appena una settimana fa per la guida del Policlinico di Messina.
Secondo le accuse, Iacolino avrebbe messo a disposizione la propria influenza e le relazioni maturate negli anni a favore di Carmelo Vetro, indicato dagli inquirenti come boss di Favara.
Il fronte progressista: “Schifani si dimetta”
Il fronte politico che ha chiesto un cambio alla guida della Regione comprende Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Controcorrente, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Progetto Civico Italia, Spazio Civico, Partito Socialista Italiano, +Europa e Più Uno.
“Chiediamo a Schifani di staccare la spina restituendo la parola agli elettori – ha dichiarato il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo –. Se non accadrà ci sarà una mobilitazione in tutti gli angoli della Sicilia”.
Sulla stessa linea il coordinatore regionale del M5S, Nuccio Di Paola: “Il film di Iacolino è un film già visto: i siciliani sono ormai assuefatti a questi scandali. Oggi è Iacolino, ma domani sarà un’altra persona. Noi siamo un’alternativa unita e coesa”.
Molto critico anche il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera: “Questo governo è arrivato al capolinea. Schifani non sa cosa accade nella Regione che dice di amministrare”.
Secondo Fabio Giambrone, portavoce di Europa Verde, e Pierpaolo Montalto, segretario regionale di Sinistra Italiana, “Schifani è il vero responsabile politico di questa vicenda”.
L’inchiesta della Procura di Palermo resta ancora nelle fasi iniziali e vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva, ma il caso ha già acceso il confronto politico all’interno dell’Assemblea regionale e nel panorama politico siciliano.