Oltre un anno di attesa per una colonscopia. È quanto sarebbe stato indicato a una paziente oncologica di Siracusa, alla quale l’esame sarebbe stato programmato all’ospedale Ospedale Umberto I di Siracusa soltanto pochi giorni dopo il Natale del 2026, a fronte di una richiesta datata 2 ottobre 2025.
In totale 454 giorni di attesa, pari a 14 mesi e 28 giorni. Di fronte a questi tempi la famiglia ha deciso di rivolgersi alla sanità privata. “Non possiamo aspettare così tanto, la faremo a pagamento”, avrebbe spiegato il genero della paziente.
A denunciare il caso è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Carlo Gilistro, pediatra, che nei prossimi giorni presenterà una richiesta di accesso agli atti all’ASP di Siracusa per verificare i reali tempi di attesa per le prestazioni sanitarie.
“Non si può chiedere a una paziente oncologica di aspettare quasi un’eternità per un esame – afferma Gilistro – perché 14 mesi sono un’eternità quando sulla testa pende la spada di Damocle di possibili recidive o metastasi. È vero che il sistema non può sapere se la richiesta arriva da un paziente oncologico, ma è comunque fuori dal mondo costringere chiunque ad attendere oltre un anno per un esame che viene prescritto perché esiste una sintomatologia seria”.
Il caso dei prefabbricati al Policlinico di Palermo
Sul fronte della sanità siciliana si accende intanto anche la polemica sulle condizioni del Day hospital oncologico del Policlinico universitario Paolo Giaccone di Palermo.
Il vicepresidente nazionale di Italia Viva, il deputato Davide Faraone, ha diffuso immagini e video che mostrerebbero pazienti in attesa nei prefabbricati, con sale affollate e corridoi utilizzati come aree di permanenza.
“Non è un piccolo disagio organizzativo – sostiene Faraone – ma la fotografia di un sistema che fatica a garantire condizioni minime di dignità a persone fragili che stanno affrontando una delle prove più dure della vita”.
Da circa un anno il Day hospital oncologico e gli ambulatori collegati sono stati trasferiti in una struttura modulare prefabbricata vicino al Pronto soccorso, soluzione definita temporanea ma che si sta prolungando nel tempo.
Secondo il parlamentare, nel contesto oncologico gli spazi sono parte integrante della cura: i pazienti sono spesso immunodepressi e più esposti al rischio di infezioni, e lunghe attese in ambienti affollati potrebbero rappresentare un problema sanitario oltre che organizzativo.
Faraone ha annunciato la presentazione di un’interrogazione al governo per chiarire la situazione.
La replica del Policlinico: “Accuse false e strumentali”
Alle accuse ha risposto duramente la direttrice generale del Policlinico, Maria Grazia Furnari, che ha convocato una conferenza stampa con medici e pazienti per respingere le ricostruzioni diffuse dal parlamentare.
“Respingiamo con forza gli attacchi mediatici dell’onorevole Faraone – ha dichiarato – che offendono i professionisti e gli operatori che ogni giorno lavorano con impegno e qualità al Policlinico. Non mi presto alla campagna elettorale di nessuno”.
Furnari ha spiegato che attualmente sono in corso quattro cantieri di lavori strutturali in diversi plessi dell’ospedale, oltre a un intervento per il rinnovo degli impianti antincendio. Per consentire i lavori il padiglione 13, che ospitava anche l’Oncologia, è stato completamente svuotato e le attività trasferite temporaneamente in altri spazi.
“L’Oncologia è stata spostata in un plesso più piccolo – ha precisato – e ha dovuto riorganizzare i percorsi assistenziali. Le chemioterapie vengono effettuate sia al mattino sia al pomeriggio, abbiamo esteso gli orari delle farmacie per la preparazione dei farmaci e predisposto anche una zona esterna per chi preferisce attendere fuori”.
Critiche anche dal mondo sanitario
Durante la conferenza stampa è intervenuto anche il medico e sindacalista della CGIL Renato Costa, che ha criticato l’iniziativa di Faraone definendola “uno scivolone”.
Secondo la direzione del Policlinico, i video diffusi dal parlamentare sarebbero “falsi e tendenziosi” e rischierebbero di danneggiare l’immagine dell’ospedale e la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario.
“Da Faraone ci saremmo aspettati un confronto per migliorare le cose – ha concluso Furnari – perché il dolore dei pazienti non può essere strumentalizzato”.