L’operazione dei carabinieri coordinata dalla Dda ha ricostruito l’escalation di attentati e intimidazioni nel mandamento Tommaso Natale-San Lorenzo. Al centro dell’inchiesta un 35enne ritenuto il regista dei raid
I carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito un maxi provvedimento di fermo nei confronti di 22 persone ritenute coinvolte nell’escalation criminale che negli ultimi mesi ha sconvolto la zona occidentale della città. A sette indagati, già detenuti, il provvedimento è stato notificato direttamente in carcere.
L’indagine è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, e riguarda una serie di attentati, intimidazioni ed episodi estorsivi avvenuti dal novembre 2025 fino ai giorni scorsi nel territorio del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo.
Secondo l’impostazione accusatoria, a nove persone vengono contestati i reati di estorsione, tentata estorsione, detenzione illegale di armi da guerra e aggravante mafiosa. Un secondo filone investigativo riguarda invece sei persone accusate di far parte di un’organizzazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana nei quartieri San Lorenzo e Zen 2, con la disponibilità di un vero e proprio arsenale di armi.
Il presunto regista della violenza: gli ordini partivano dal carcere
Al centro dell’inchiesta è emerso il nome di Salvatore Verga, 35 anni, detenuto nel carcere di Trani per precedenti legati a droga, rapina e armi. Secondo gli investigatori del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Palermo, sarebbe stato lui a impartire gli ordini ai giovani del gruppo per imporre il racket a commercianti e imprenditori della zona.
Le indagini avrebbero ricostruito una lunga serie di episodi intimidatori: incendi, danneggiamenti, minacce e raid compiuti anche con l’utilizzo di armi da guerra come i kalashnikov e con bottiglie incendiarie. Un clima di paura che, secondo gli inquirenti, avrebbe interessato un’ampia area compresa tra San Lorenzo, Tommaso Natale, Sferracavallo e anche alcuni centri della provincia.
Gli investigatori stanno cercando di capire se Verga abbia agito autonomamente o se dietro la sua ascesa criminale vi sia un collegamento con i vertici del mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. In quella zona, infatti, opera una famiglia storicamente legata a Cosa nostra, con il ritorno in libertà di Calogero Lo Piccolo, figlio di Salvatore Lo Piccolo, storico boss del mandamento.
Le verifiche proseguono per chiarire eventuali rapporti e livelli di autonomia del gruppo.
Le immagini delle telecamere e le chat sul cellulare: così sono scattati i fermi
L’inchiesta è nata da un’attività investigativa lunga e complessa. I carabinieri hanno analizzato ore di filmati delle telecamere di sorveglianza installate nelle zone colpite dai raid, riuscendo a ricostruire dettagli fondamentali: frammenti di targhe, abbigliamento, caschi particolari e altri elementi che hanno permesso di identificare gli esecutori materiali.
Una svolta importante sarebbe arrivata dall’analisi del telefono cellulare di uno degli indagati. All’interno dello smartphone sequestrato in carcere sarebbe stata trovata una chat WhatsApp dalla quale, secondo gli investigatori, emergerebbero indicazioni e ordini impartiti da Verga.
Nonostante il sequestro del dispositivo, il detenuto sarebbe riuscito già il giorno successivo a procurarsi un altro telefono, continuando, secondo l’accusa, a comunicare con l’esterno.
Nell’inchiesta sono finiti anche alcuni giovani dello Zen, descritti dagli investigatori come la manovalanza del gruppo. Alcuni di loro avrebbero mostrato sui social atteggiamenti di esaltazione della cultura mafiosa, pubblicando video ispirati alla serie televisiva dedicata a Totò Riina.
Per gli investigatori, tuttavia, non si tratterebbe di un fenomeno di “camorrizzazione” della criminalità palermitana: le bande giovanili resterebbero inserite nelle dinamiche delle famiglie mafiose tradizionali, che negli ultimi anni avrebbero ridotto l’esposizione diretta sul territorio per evitare di attirare l’attenzione delle indagini antimafia.
L’operazione rappresenta il seguito di un precedente intervento della Dda che aveva portato, nel giugno scorso, ad altri otto provvedimenti per estorsione, danneggiamenti e tentato omicidio. L’obiettivo degli investigatori è ora ricostruire l’intera catena di comando e individuare eventuali altri soggetti coinvolti nell’escalation criminale.