Riduzione di PFAS nei balenotteri del Nord Atlantico dimostra l’efficacia delle normative.

Riduzione di PFAS nei balenotteri del Nord Atlantico dimostra l’efficacia delle normative.

Il rapporto evidenzia anche che i campioni analizzati erano tutti di maschi giovani per ridurre la variabilità legata all’età e allo stato riproduttivo. L’agenzia ambientale delle Isole Faroe e il Faroe Marine Research Institute hanno mantenuto un archivio a lungo termine di tessuti di capodogli, facilitando così questa analisi pluridecennale.

I capodogli si rivelano un ottimo indicatore della contaminazione degli oceani poiché sono predatori apicali in grado di accumulare sostanze chimiche nel tempo. Si nutrono anche in acque profonde, fino a 700 metri, dimostrando così come i composti nocivi possano diffondersi in ambienti marini remoti.

Un Ritardo Decennale nella Riduzione della Contaminazione

La ricerca ha anche rivelato che ci si aspetta un ritardo di circa dieci anni tra la cessazione della produzione da parte delle aziende e la diminuzione finale dei livelli di contaminazione nei capodogli. Questo intervallo riflette il tempo necessario affinché le correnti oceaniche trasportino le sostanze chimiche dal punto di scarico costiero al mare aperto, dove i cetacei si nutrono.

I risultati contrastano con le tendenze nei campioni di sangue umano, dove i livelli di organofluorine sono rimasti stabili o sono addirittura aumentati, suggerendo che i nuovi PFAS potrebbero accumularsi principalmente sulla terra e nelle aree costiere piuttosto che nell’oceano aperto.

La Necessità di Regolamentazione di Classe

Queste tendenze contrastanti aumentano la pressione su scienziati e decisori politici per adottare strategie di regolazione che prendano in considerazione intere famiglie di sostanze chimiche piuttosto che concentrarsi su singoli composti. L’approccio delle “Sei Classi” mira a raggruppare PFAS, antimicrobici, ritardanti di fiamma, bisfenoli e ftalati, permittendo una valutazione più gestibile e significativa delle sostanze chimiche preoccupanti.

Riferimenti

  1. Sun, J. M., Kim, E., et al. (2026). “Large declines in organofluorine contamination indicated by subarctic marine mammal tissues.” Proceedings of the National Academy of Sciences.
  2. Fenton, S. E., Ducatman, A., et al. (2021). “Per‐and polyfluoroalkyl substance toxicity and human health review: Current state of knowledge and strategies for informing future research.” Environmental Toxicology and Chemistry.

Questi risultati offrono un barlume di speranza per la salute degli ecosistemi marini, indicano un percorso verso una regolazione chimica più efficace e sollecitano una vigilanza continua nell’affrontare i rischi legati ai PFAS e alle sostanze chimiche emergenti.

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