Restaurare le foreste: strategie efficaci per un futuro sostenibile e biodiverso.

La riforestazione è diventata una delle risposte più diffuse alla perdita ambientale. Governi, aziende e fondazioni annunciano ambiziosi obiettivi con numeri rassicuranti. I boschi, infatti, immagazzinano carbonio, proteggono la fauna selvatica e sostengono i mezzi di sussistenza. Ma i dettagli sono fondamentali. Piantere specie sbagliate o piantare alberi in luoghi dove le foreste non esistono può compromettere sia la biodiversità che gli obiettivi climatici.

L’importanza della corretta riforestazione

Questo problema è diventato più evidente man mano che le promesse di ripristino si sono moltiplicate. Un articolo del 2019 pubblicato su *Nature* ha rivelato che quasi la metà dell’area promessa nell’ambito del Bonn Challenge consisteva in monoculture di tipo piantagione. Un altro studio del 2024 pubblicato su *Science* ha mostrato che gran parte delle terre promesse per la riforestazione in Africa erano in realtà savane, un ecosistema mal adattato agli alberi. L’ambizione, insomma, ha spesso superato il buon senso ecologico.


Paul Smith, segretario generale di Botanic Gardens Conservation International (BGCI), mette in guardia su questa tendenza in crescita delle promesse. “Ci siamo resi conto che c’era un potenziale problema, soprattutto considerando la dimensione delle promesse fatte”. Ciò che mancava era un metodo per distinguere tra interventi di ripristino che migliorano la biodiversità e quelli che sembrano solo buoni sulla carta.

La nascita del Global Biodiversity Standard

Per colmare questa lacuna è stato creato il Global Biodiversity Standard (TGBS), come riportato da Ruth Kamnitzer. Lanciato ufficialmente nel 2024, questo standard certifica i progetti di ripristino forestale e paesaggistico che possono dimostrare guadagni misurabili per la biodiversità. A differenza di molti schemi di certificazione esistenti, TGBS si concentra prima sui risultati ecologici ed è progettato per essere accessibile anche ai progetti di piccole dimensioni.


La certificazione secondo TGBS inizia dall’evidenza. I progetti vengono valutati utilizzando immagini satellitari e indagini sul campo, che esaminano piante, animali e governance locale. I siti vengono valutati su otto criteri, tra cui integrità degli ecosistemi, protezione e coinvolgimento degli stakeholder. I risultati sono esaminati dal segretariato del TGBS, ospitato dal BGCI, e certificati da un ente terzo indipendente. A seconda delle prestazioni, i progetti ricevono una certificazione standard, avanzata o premium.

Una caratteristica distintiva del sistema è l’affidamento a hub regionali, spesso giardini botanici o organizzazioni locali per la biodiversità. Questi hub conducono valutazioni sul campo e forniscono supporto. David Bartholomew, manager del progetto TGBS, evidenzia che questo approccio evita un modello eccessivamente dipendente dai consulenti e mantiene bassi i costi. “Non volevamo adottare un modello dall’alto in basso, in cui si impegnavano consulenti internazionali”, spiega, aggiungendo che gli esperti locali comprendono meglio sia le specie che il contesto sociale.


Questo approccio è stato testato nell’Uganda occidentale, dove l’Istituto Jane Goodall ha restaurato un corridoio di fauna selvatica che collega le foreste di Budongo e Bugoma. Il progetto, sostenuto dal motore di ricerca Ecosia, è diventato il primo a ottenere una certificazione avanzata. Le indagini hanno mostrato un aumento delle piante native e degli uccelli dipendenti dalle foreste. È stato evidenziato anche il legame tra riforestazione e mezzi di sussistenza. “Le stesse persone che stavano degradando la foresta erano quelle utilizzate per stabilire il ripristino”, afferma Said Mutegeki, un ecologo coinvolto nella valutazione.

Per i finanziatori, l’appeal non risiede tanto nell’etichetta quanto nel processo. Antonia Burchard-Levine di Ecosia afferma che la certificazione offre una garanzia, ma è il mentoring a fornire il valore reale. I progetti che non raggiungono gli obiettivi ricevono indicazioni piuttosto che un semplice rifiuto.


Con l’interesse per il ripristino che continua a crescere, il TGBS mira a espandere le sue attività in modo cauto. Il suo presupposto è semplice: le foreste non dovrebbero essere giudicate in base al numero di alberi che contengono, ma se sostengono la vita, compresa quella delle persone.

Fonti ufficiali: Botanic Gardens Conservation International, Science, Nature.

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Luigi Salemi: