In questi primi giorni d’inverno Palermo ha fatto i conti con pronto soccorso in forte sofferenza, spinti dall’ondata di sindromi influenzali e da un sovraffollamento descritto come particolarmente elevato in alcune strutture cittadine. In situazioni del genere, però, accanto ai casi respiratori arrivano anche disturbi che non c’entrano con febbre e tosse, ma che hanno la stessa urgenza percepita: dolori improvvisi, intensi, che spaventano e che spesso portano le persone a cercare risposte “subito”. Uno dei quadri più tipici, soprattutto tra adulti in età lavorativa, è la colica renale: un dolore violento che può sembrare addominale, ma nasce dalle vie urinarie. E proprio nei periodi di maggiore pressione sui servizi di emergenza diventa ancora più importante capire quando è davvero necessario correre, e quando invece è possibile orientarsi verso un percorso diagnostico più ordinato, senza perdere tempo e senza improvvisare.
Colica renale, un dolore che può “migrare” e confondere anche i più esperti
Chi ha provato una colica renale la descrive spesso come un dolore che non lascia tregua, che arriva a ondate e che può spostarsi dal fianco verso l’inguine. Non è raro che si accompagni a nausea o vomito e, in alcuni casi, a sangue nelle urine o bruciore durante la minzione. Il problema è che, specie durante le feste o dopo notti di sonno scarso, si tende a “normalizzare” il malessere e a rimandare, finché il dolore diventa ingestibile.
Quando i sintomi sono importanti, o quando compaiono febbre e brividi, difficoltà a urinare o sangue evidente, è fondamentale una valutazione medica tempestiva. Se invece il medico ritiene opportuno programmare un approfondimento, può essere utile avere un canale chiaro per organizzare l’esame indicato: per esempio, attraverso Elty, portale sul quale prenotare visite mediche ed esami, è possibile anche prenotare gratuitamente una radiografia all’addome nella città di Palermo quando viene richiesta all’interno del percorso clinico, senza trasformare la ricerca in una rincorsa tra telefonate e disponibilità frammentate.
Inverno e disidratazione “silenziosa”, perché anche il freddo può mettere alla prova i reni
Si associa la disidratazione all’estate, ma il freddo può ingannare. In inverno si suda meno e spesso si percepisce meno la sete, mentre l’aria secca, i riscaldamenti e alcune giornate passate al chiuso possono favorire una perdita di liquidi non immediatamente evidente. Anche il clima freddo e l’aria secca possono aumentare il rischio di disidratazione e la sete non è sempre un indicatore affidabile, soprattutto in alcune fasce d’età o durante malattie stagionali.
Dal punto di vista renale, questo conta perché un basso apporto di liquidi rende le urine più concentrate, condizione che facilita la precipitazione dei cristalli e, in chi è predisposto, la formazione di calcoli. Non serve estremizzare: spesso basta rendere l’idratazione più “intenzionale” anche a dicembre e gennaio, senza aspettare il segnale della sete, soprattutto dopo giornate lunghe, viaggi, o pasti più salati del solito.
Quale esame quando: ecografia, TAC e radiografia dell’addome nel sospetto di calcoli
Un punto delicato è scegliere l’esame giusto. Le linee guida europee sull’urolitiasi indicano che la TAC senza contrasto è diventata lo standard per diagnosticare il dolore acuto al fianco e sospetti calcoli ureterali, perché permette di localizzare e misurare il calcolo e, se non ci sono calcoli, può aiutare a identificare altre cause del dolore. Allo stesso tempo, l’ecografia è considerata un’opzione sicura, senza radiazioni, utile per vedere dilatazioni delle vie urinarie e alcuni calcoli, pur con sensibilità variabile.
La radiografia addome-pelvi (la classica KUB) ha un ruolo più selettivo: le stesse linee guida EAU riportano una sensibilità e specificità limitate e la descrivono come utile soprattutto per distinguere calcoli radiopachi e per il follow-up in casi selezionati. Anche i criteri dell’American College of Radiology sottolineano che la TAC senza contrasto è “di solito appropriata” nella valutazione iniziale del dolore al fianco sospetto, mentre la radiografia può essere considerata in scenari specifici, spesso in combinazione con ecografia o per controlli successivi. In pratica, la decisione non è “una lastra per tutti”, ma un ragionamento clinico che pesa sintomi, storia e obiettivo dell’esame.
Prevenzione quotidiana: acqua, sale e abitudini alimentari che fanno la differenza
La prevenzione della calcolosi non è fatta di divieti assoluti, ma di continuità. Idratarsi in modo regolare resta uno dei cardini, perché aumenta il volume urinario e riduce la concentrazione delle sostanze che possono cristallizzare. Sul fronte dell’alimentazione, è interessante che studi osservazionali abbiano collegato una maggiore aderenza alla dieta mediterranea a un rischio più basso di sviluppare nuovi calcoli, con un effetto protettivo attribuito anche a parametri urinari più favorevoli.
Per molte famiglie palermitane, questo messaggio è “vicino”: la dieta mediterranea è parte della cultura locale, ma durante le feste aumentano sale, proteine animali, insaccati, formaggi stagionati e dolci, mentre l’acqua spesso resta sullo sfondo. Non si tratta di rinunciare, ma di compensare con scelte semplici e ripetibili, perché la calcolosi ha un’alta tendenza a recidivare in chi è predisposto.
Non rimandare: controlli, recidive e percorsi di cura più lineari
Un errore frequente è considerare la colica come un episodio isolato “capitato per caso”. In realtà, dati citati dalla Società Italiana di Nefrologia indicano che la calcolosi può riguardare una quota significativa della popolazione e che le recidive possono presentarsi in una parte rilevante dei casi nei 5-10 anni successivi al primo episodio. Ecco perché, passata la fase acuta, ha senso programmare un controllo, capire la composizione del calcolo quando possibile e valutare, con lo specialista, se servono approfondimenti metabolici o indicazioni dietetiche mirate.
A Palermo, negli ultimi anni non sono mancate iniziative di sensibilizzazione sulla salute renale, come giornate dedicate a screening e informazione presso strutture ospedaliere cittadine, segno che il tema è tutt’altro che marginale. In concreto, la cosa più utile è evitare il fai-da-te: se serve un consulto nefrologico o urologico, o se viene richiesto un esame di imaging, organizzarlo con un canale affidabile riduce ansia e tempi morti. E, in un inverno in cui anche i servizi di emergenza risultano già sotto pressione, scegliere il percorso giusto al momento giusto è spesso il primo passo per tornare rapidamente al benessere.
