Ponte sullo Stretto, scontro politico sulle risorse e polemiche sui fondi della Sicilia

La rimodulazione degli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina accende il dibattito politico tra governo nazionale, Regione Siciliana e opposizioni. Un emendamento alla manovra finanziaria prevede infatti l’allocazione di 780 milioni di euro nel 2033, nell’ambito di una revisione complessiva delle risorse destinate all’opera.

Rimodulazione dei fondi e accuse di definanziamento


Secondo quanto spiegato nella Relazione tecnica, la modifica tabellare allo stato di previsione del ministero delle Infrastrutture rifinanzia il progetto “alla luce dell’aggiornamento dell’iter amministrativo e del mancato perfezionamento degli impegni relativi alle somme iscritte in bilancio nel 2025”, lasciando invariato il valore complessivo delle risorse autorizzate.

Di parere opposto Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, che parla di un’opera ormai sottofinanziata: “I numeri parlano chiaro: il Ponte non ha più una copertura di 13,5 miliardi, ma di appena 10. Tre miliardi e mezzo sono stati dirottati altrove con una scelta politica”. Risorse che, secondo De Luca, sarebbero state destinate a Zes, aiuti alle imprese e caro materiali, rendendo di fatto il progetto privo di una copertura certa e di un cronoprogramma credibile.

Regione, repliche e il fronte sindacale



Al centro delle critiche anche il miliardo e 300 milioni del Fondo sviluppo e coesione della Sicilia, vincolato all’opera. De Luca chiede al presidente della Regione Renato Schifani di intervenire per sbloccare e riprogrammare queste risorse.

A replicare è l’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, che rivendica la legittimità del cofinanziamento regionale previsto dalla legge di Bilancio 2024 e inserito nell’Accordo di Coesione: “Il Ponte non è un capriccio, ma parte di un disegno strategico che comprende alta velocità ferroviaria e grandi assi viari siciliani”.

Sul tema interviene anche la Cgil Sicilia, che parla di “ennesimo scippo di risorse” e denuncia il silenzio della Regione. Il sindacato chiede l’apertura immediata di un confronto con Schifani, accusando il governo di sottrarre fondi alla Sicilia e di destinarli in larga parte ad aziende del Nord Italia. Uno scontro destinato a proseguire, mentre sul Ponte restano aperti interrogativi politici e finanziari.

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