Il Palermo Pride interviene dopo i tragici fatti avvenuti a Berlino durante il Christopher Street Day, esprimendo vicinanza alla comunità LGBTQIA+ della capitale tedesca e alle famiglie delle vittime.
In una nota diffusa nelle scorse ore, l’organizzazione parla di un evento che ha “scosso profondamente” il movimento, sottolineando come colpire un Pride nella città considerata simbolo delle libertà della comunità LGBTQIA+ susciti rabbia e preoccupazione.
“Esprimiamo condoglianze alle famiglie e allə amichə di chi ha perso la vita”, si legge nel comunicato, che manifesta anche solidarietà alle persone rimaste ferite.
“Non alimentare ulteriori forme di intolleranza”
Pur condannando con fermezza l’attentato, il Palermo Pride invita a non utilizzare quanto accaduto come pretesto per alimentare nuove forme di discriminazione.
Secondo l’organizzazione, il rischio è quello di trasformare una tragedia in un’occasione per diffondere messaggi di esclusione e intolleranza. Nel testo si afferma che tutte le persone sono vittime di un sistema che tende a marginalizzare le differenze e a comprimere le libertà individuali e collettive.
La critica alle parole di Maximo De Marco
Nel comunicato trovano spazio anche dure critiche alle dichiarazioni di Maximo De Marco, proprietario del locale Bunker di Palermo e promotore della cosiddetta “Gay Street” della Vucciria.
Il Palermo Pride condanna quelle che definisce parole “profondamente razziste e securitarie”, accusando De Marco di aver strumentalizzato un grave episodio che ha colpito la comunità LGBTQIA+ per rivolgere accuse alle donne musulmane. L’associazione evidenzia inoltre la propria distanza da un modello di sicurezza basato sull’esclusione di determinate categorie sociali o religiose.
“Le aggressioni nascono da sopruso e fondamentalismo”
Secondo il Palermo Pride, le violenze contro le persone LGBTQIA+ affondano le proprie radici nel maschilismo, nel rifiuto delle libertà personali e collettive e nelle diverse forme di fondamentalismo.
Tali fenomeni, sostiene l’organizzazione, non possono essere attribuiti in modo semplicistico a una specifica fede religiosa o alle sue manifestazioni esteriori. A supporto di questa posizione vengono richiamate le numerose richieste di aiuto ricevute negli anni da Arcigay Palermo e dal centro antidiscriminazioni Protego.
“No al divieto per le donne in burka”
Particolarmente contestata è la proposta di vietare l’accesso alle donne che indossano il burka nell’area della Gay Street.
Per il Palermo Pride si tratta di una richiesta “irricevibile”, che dimostrerebbe una scarsa conoscenza del contesto sociale palermitano e italiano. L’organizzazione sostiene infatti che chi discrimina e aggredisce la comunità LGBTQIA+ non agisce necessariamente nascosto dietro simboli religiosi, ma è spesso presente apertamente nella società e nelle istituzioni.
“La sicurezza si costruisce con la comunità”
Il comunicato si conclude con una riflessione sul concetto di sicurezza. Per il Palermo Pride, la risposta alle aggressioni e ai fenomeni di odio non può essere la militarizzazione degli spazi pubblici o l’esclusione di gruppi sociali.
“La sicurezza non si costruisce militarizzando gli spazi, ma costruendo comunità”, afferma l’organizzazione, ribadendo il proprio impegno per un approccio intersezionale e inclusivo nella difesa dei diritti e delle libertà di tutte le persone.