Polizia brasiliana sequestra oltre 1,5 tonnellate di pinne di squalo in un’operazione anti-bracconaggio.

Sequestro di pinne di squalo in Brasile: un crimine contro la natura

Le autorità brasiliane hanno effettuato un importante sequestro di oltre 1,5 tonnellate di pinne di squalo a Rodelas, nello stato di Bahia, il 12 febbraio. L’operazione ha portato all’arresto di sette individui, tra cui tre cittadini cinesi, accusati di gestire un sindacato criminale legato al commercio illegale di pinne di squalo. Il sequestro è stato condotto presso un sito di lavorazione rurale.

Secondo l’IBAMA, l’agenzia federale per l’ambiente, tra le specie di squalo coinvolte ci sarebbero lo squalo infermiere atlantico (Ginglymostoma cirratum), considerato vulnerabile, e lo squalo blu (Prionace glauca), a rischio elevato. Sono attualmente in corso test genetici per confermare la provenienza delle pinne sequestrate.


Le atrocità della pesca delle pinne di squalo

Il agente della polizia federale, Micael Andrade, ha descritto la pratica del finning degli squali come estremamente crudele. Le pinne vengono strappate via, e gli animali mutilati vengono gettati nuovamente in mare per non occupare spazio a bordo delle imbarcazioni. Andrade ha evidenziato come gli squali, incapaci di muoversi, affondano in agonía e muoiono, incapaci di nutrirsi.

Nel raid, le autorità hanno indicato che i sospetti, incluso un adolescente, dovranno affrontare accuse che includono crimini contro la fauna selvatica, ricezione di beni rubati e corruzione di minori. Andrade ha anche sottolineato che i tre cittadini cinesi apparivano come i principali coordinatori dell’operazione, mentre i quattro brasiliani coinvolti erano semplici lavoratori, ignari dell’intera portata della rete di commercio internazionale di pinne di squalo.


Nel giugno 2023, le autorità brasiliane avevano già sequestrato quasi 29 tonnellate di pinne di squalo, un’operazione considerata la più grande di questo tipo mai registrata. Il precedente record apparteneva a Hong Kong, dove nel 2020 erano state confiscate 28 tonnellate di pinne. La pesca e la cattura mirata di squali sono illegali in Brasile e la legge locale vieta anche lo stoccaggio, il trasporto, la lavorazione e la vendita di parti di squalo senza autorizzazione. Tuttavia, le pinne possono essere esportate legalmente se gli squali vengono catturati incidentalmente come pesca accessoria, e l’intero animale è sbarcato — una deroga che gli ambientalisti considerano un modo per mascherare il commercio illegale.

Questo sequestro evidenzia come le esportazioni “legali” continuino a servire da facciata per un massiccio contrabbando. José Truda Palazzo Junior, membro del Consiglio Nazionale Ambientale (CONAMA) e fondatore dell’Istituto delle Balene Megattere, ha affermato che il finning continua probabilmente a verificarsi “a causa della mancanza di ispezioni efficaci delle navi da pesca industriali, le quali non hanno una copertura adeguata da parte di osservatori a bordo o sistemi di controllo automatizzati.”


Il CONAMA ha proposto un divieto totale delle pinne di squalo. Palazzo, co-autore della mozione per il divieto, ha espresso preoccupazione poiché non è stata ancora adottata la raccomandazione unanime del CONAMA per fermare una volta per tutte questo commercio “legale”. La decisione del CONAMA rappresenta una forte ma non vincolante raccomandazione per il governo, sottolineando la necessità di azioni più decisive per proteggere gli squali e il nostro ecosistema marino.

Ogni anno, milioni di squali vengono uccisi per le loro pinne, una pratica insostenibile che mette a rischio la biodiversità degli oceani. Con le evidenze di atti di bracconaggio e commercio illegale, è fondamentale fare pressione sulle istituzioni affinché attuino normative più stringenti a tutela della fauna marina. La lotta contro il crimine ambientale necessita di un impegno collettivo, e la sensibilizzazione su questi temi è necessaria per un cambiamento reale.

Fonti ufficiali: IBAMA, Globo TV, CONAMA.

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Luigi Salemi: