Piano di reintroduzione dei tigri del Bengala in Cambogia solleva interrogativi importanti.

Ritorno delle tigri in Cambogia: una sfida ecologica

Cambogia ha avviato un ambizioso piano per reintrodurre le tigri nelle Montagne Cardamom, a decenni dalla loro estinzione locale. Questa iniziativa ha sollevato interrogativi riguardo alla preparazione ecologica, alla governance e all’impatto sulle comunità locali. Le tigri, provenienti dall’India, devono adattarsi a prede e paesaggi non familiari. Esperti avvertono che la densità di prede nelle Montagne Cardamom potrebbe non essere sufficiente per sostenere a lungo termine una popolazione di tigri.

La caccia, il disboscamento e i progetti infrastrutturali, come le dighe idroelettriche, continuano a minacciare la fauna selvatica e l’habitat delle tigri in Cambogia. I residenti dei villaggi rurali vicini all’area di rilascio affermano di non essere stati informati sui piani di introduzione delle tigri nelle foreste da cui dipendono per la loro sussistenza.


L’impatto sulle comunità locali

Sat Born, 56 anni, ricorda di essersi bloccato all’ingresso della foresta quando vide una tigre per la prima volta. “La sua testa era così grande,” racconta, mostrando le mani per illustrare le dimensioni dell’animale. La sua esperienza risale al 2001 e, sei anni dopo, l’ultima tigre confermata fu avvistata grazie a una fototrappola. Negli anni ’90, si stimava che in Cambogia vi fossero centinaia di tigri indocinesi, ma decenni di bracconaggio hanno portato a una forte diminuzione della loro popolazione. Nel 2016, le tigri sono state dichiarate ufficialmente estinte in Cambogia.

Ora, una piccola popolazione di tigri del Bengala dall’India potrebbe cambiare questa situazione. Tuttavia, l’inserimento di una specie non nativa solleva gravi preoccupazioni. Gli abitanti delle aree interessate sono stati consultati adeguatamente? Queste tigri riusciranno ad adattarsi al nuovo habitat? La densità di prede è sufficiente e, se non lo è, come affronterà il governo il problema dei predatori affamati che attaccano il bestiame?


La lotta contro il bracconaggio

L’estinzione delle tigri ha portato a una continua pressione sul bracconaggio di altre specie. Nel 2023, l’imbattibile leopardo indocinese è stato dichiarato funzionalmente estinto in Cambogia. “È ironico inviare uno degli animali più protetti in India in un Paese con uno dei peggiori record di protezione della fauna selvatica,” afferma Nirmal Ghosh, membro del Corbett Foundation indiano.

Nonostante le perplessità, il governo cambogiano ha approvato un piano d’azione nazionale per le tigri nel 2016 e ha concordato nel 2022 con l’India di ricevere una popolazione fondatrice di tigri del Bengala. I dettagli su questo gruppo rimangono incerti, ma si stima che potrebbero essere trasferiti tra quattro e sei esemplari. Tuttavia, gli esperti avvisano che un eventuale fallimento della reintroduzione porterebbe a forti conseguenze in India.


Preoccupazioni sull’habitat e sulla disponibilità di prede

Il biologo carnivoro K. Ullas Karanth sottolinea che la densità di prede è cruciale per la sopravvivenza delle tigri. Per sostenere una tigre, sarebbero necessari circa 500 grandi animali da preda. Le tigri sono destinate a essere rilasciate nel Parco Nazionale di Kravanh, ma alcuni esperti dubitano che l’area disponga di una fauna sufficiente per sostenere una popolazione vitale di tigri.

Uno studio del 2020 ha stimato che esiste una probabilità inferiore al 25% che l’area possa supportare un gruppo di 25 tigri adulti. Inoltre, i risultati mostrano un’alta probabilità che l’area possa accogliere solo cinque tigri, una popolazione che rischia di diventare rapidamente incrociata e quindi instabile nel lungo termine.


Questioni relative alla sottospecie

C’è anche un dibattito intorno al tipo di tigri che verranno reintrodotte. Le tigri che abitavano le Montagne Cardamom erano storicamente riconosciute come sottospecie indocinese, mentre quelle che arriveranno dall’India appartengono alla sottospecie del Bengala, più numerosa. La distinzione tra le due sottospecie è oggetto di dibattito accademico. Alcuni studi suggeriscono che tutte le tigri dell’Asia continentale appartengono a un’unica sottospecie.

L’assenza di una chiara distinzione implica che la reintroduzione di tigri del Bengala possa avere impatti ecologici significativi, soprattutto se queste tigri si dovessero incrociare con eventuali tigri indocinesi in futuro.

Rischi delle infrastrutture e della deforestazione

La deforestazione in Cambogia rappresenta una grave minaccia. Nel solo 2024, il paese ha perso oltre 93.000 ettari di foresta. Le operazioni di disboscamento e la costruzione di cinque nuove dighe idroelettriche mettono a repentaglio la potenziale habitat delle tigri. Recenti studi hanno dimostrato che lo sviluppo di dighe può causare una perdita estesa di biodiversità, impattando particolarmente le specie con ampi territori, come le tigri.

Phan Channa, un funzionario governativo, afferma che la gestione della caccia e delle malattie sono le vere priorità, ma resta da vedere come queste misure si coordineranno con il piano di reintroduzione, specialmente in un contesto di crescente insicurezza riguardo ai tempi e ai mezzi di finanziamento.

La mancanza di aggiornamenti ufficiali sull’andamento del progetto solleva preoccupazioni tra le comunità locali. Un’indagine condotta da Mongabay nel 2025 ha rivelato che molti residenti non erano stati informati del progetto di reintroduzione delle tigri. La comunicazione con le comunità locali appare insufficiente e vi è un forte desiderio di maggiori dettagli sui confini e le località dell’area di rilascio.

Fonti:

  • Karanth, K. U., et al. (2020). Conservation Science and Practice.
  • Ghosh, N. (2021). Wildlife Protection in India.
  • WWF (2023). Tiger Reintroduction and Habitat Conservation.
  • Mongabay Reporting (2025). Local Perspectives on Tiger Reintroduction in Cambodia.

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Luigi Salemi: