Perché gli animali stanno diventando protagonisti della ricerca contro l’invecchiamento
Tra gli animali più longevi ci sono anche alcune tartarughe e testuggini, capaci in determinati casi di superare abbondantemente il secolo di vita. In questi animali gli studiosi stanno analizzando la capacità di mantenere efficienti i tessuti, il metabolismo e i sistemi di protezione delle cellule.
Quello che interessa alla ricerca non è però cercare una singola “molecola della longevità”. L’invecchiamento è un processo complesso, determinato dall’interazione di numerosi fattori: danni al Dna, alterazioni del metabolismo, infiammazione, deterioramento delle cellule e progressiva perdita della capacità di riparare i tessuti.
Studiare specie longeve permette quindi di osservare strategie biologiche sviluppate dall’evoluzione nel corso di milioni di anni. Alcune potrebbero, in futuro, aiutare a comprendere meglio le malattie legate all’età e a sviluppare nuovi approcci terapeutici.
Questo non significa, però, che gli animali possano offrire una formula per fermare l’invecchiamento umano. Tra una scoperta effettuata su una specie e una possibile applicazione medica esiste una distanza enorme e molti meccanismi devono ancora essere compresi.
La vera lezione degli animali longevi potrebbe dunque essere un’altra: l’invecchiamento non è necessariamente uguale per tutti gli organismi. La natura ha prodotto numerose strategie per rallentare il deterioramento biologico e studiarle significa cercare di capire, forse più che come vivere per sempre, come mantenere più a lungo la salute e la funzionalità dell’organismo.
