Nuove mappature rivelano i rischi delle concessioni petrolifere sulle aree protette del Venezuela.

Nuove mappature rivelano i rischi delle concessioni petrolifere sulle aree protette del Venezuela.

Rischi dell’Estrazione Petrolifera in Venezuela

Una recente analisi di mappatura realizzata da Mongabay mette in luce il potenziale rischio legato all’estrazione petrolifera per diversi ecosistemi in Venezuela. I risultati mostrano che le foreste di mangrovie, i praterie di fanerogame, i reef corallini e la foresta pluviale amazzonica sono direttamente minacciati. Il Venezuela conta 538.883 km² di aree protette e 177.843 km² di blocchi petroliferi, alcuni già in produzione e altri in fase di esplorazione. Circa 70.785 km² di questi blocchi sovrappongono alle aree protette, rappresentando circa il 13% del totale. Un’estrazione completa dei 303 miliardi di barili di riserve di petrolio dimostrato potrebbe generare circa 33,1 gigatoni di CO2 entro il 2100, secondo i calcoli di Climate Interactive relativi all’estrazione di combustibili fossili da aree ricche di biomassa.


Nei mesi successivi all’allontanamento del presidente Nicolás Maduro, le autorità di Caracas hanno avviato strategie per incrementare la produzione di petrolio, puntando a attrarre investimenti privati esteri. A febbraio, il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha visitato impianti gestiti da Chevron, illustrando piani per sbloccare “il grande potenziale del Venezuela”. Nuovi contratti di fornitura stanno indirizzando il petrolio venezuelano verso le raffinerie statunitensi, mentre una nuova legge di riforma intende attrarre compagnie petrolifere estere attraverso una tassazione ridotta e altri incentivi.

Molte organizzazioni di conservazione avvertono che un aumento della produzione potrebbe avere effetti avversi sull’ambiente. In Venezuela, i blocchi petroliferi si sovrappongono a aree protette e le perdite di petrolio rappresentano un problema da decenni. Secondo Eduardo Klein, professore di ecologia marina all’Università Simón Bolívar di Caracas, “da un punto di vista ambientale, una reattivazione immediata senza investimenti nella infrastruttura è quasi una formula sicura per danni ambientali da sversamenti”.


La Mappatura degli Ecosistemi a Rischio

L’analisi realizzata da Mongabay utilizza dati provenienti dal World Database of Protected Areas e dalle mappe dei blocchi petroliferi di ProVita. Essa evidenzia il vasto potenziale rischio per gli ecosistemi venezuelani, comprese le foreste di mangrovie e le praterie di fanerogame. Gli ecosistemi minacciati non solo includono aree marine, ma anche aree protette situate all’interno della cintura petrolifera dell’Orinoco, dove si trovano la maggior parte delle riserve del paese. Un parco nazionale, l’Aguaro-Guariquito, ospita specie in pericolo critico come il coccodrillo dell’Orinoco e il delfino dell’Amazzonia.

Alcuni blocchi petroliferi sono parzialmente sovrapposti ad aree protette o confinano con esse, esponendoli ulteriormente a fuoriuscite. Le fuoriuscite di petrolio rappresentano la minaccia ambientale più grave derivante dall’industria petrolifera, con decine di incidenti che si verificano ogni anno e che si propagano oltre i limiti dei blocchi. Spesso, il petrolio viaggia attraverso fiumi e corsi d’acqua, contaminando ecosistemi anche al di fuori delle aree protette.

Klein sottolinea che molte delle fuoriuscite sono causate da un’infrastruttura deteriorata, con serbatoi di stoccaggio, tubazioni e pozzi in pessime condizioni a causa di corruzione e cattiva gestione governativa. Le sanzioni statunitensi hanno altresì impedito all’industria di accedere a pezzi di ricambio e tecnologia necessaria per la manutenzione.


Uno dei luoghi più colpiti da queste crisi è il Lago Maracaibo, un’importante area di acque salmastre e mangrovie, quasi completamente coperto da blocchi petroliferi. Qui, l’estrazione di petrolio è iniziata oltre un secolo fa, mettendo a rischio i mezzi di sussistenza delle comunità di pescatori locali. Un attivista ha descritto la situazione come una “pasta di spaghetti di tubazioni, alcune abbandonate e in cattive condizioni, e altre che perdono continuamente”.

Le emissioni di gas serra dall’industria petrolifera sono un’altra preoccupazione importante. L’estrazione di tutti i 303 miliardi di barili di riserve promette di rilasciare CO2 in quantità che superano di sei volte l’impronta di carbonio annuale degli Stati Uniti. Il petrolio venezuelano è considerato “più sporco” e più pesante rispetto ad altre varietà, richiedendo processi di raffinazione più complessi e generando maggiori emissioni. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’intensità delle emissioni di metano delle operazioni petrolifere in Venezuela è sei volte superiore alla media globale.

Verso un Futuro Sostenibile?

Diverse ONG, tra cui Global Witness e Greenpeace, hanno criticato l’intervento statunitense in Venezuela, evidenziando che le comunità locali stiano soffrendo a causa delle fuoriuscite di petrolio e dell’inquinamento. Greenpeace ha suggerito che le opzioni di investimento alternative potrebbero includere finanziamenti per il clima e supporto internazionale per la transizione verso energie pulite.

In un’epoca di cambiamenti climatici accelerati, l’interesse per le vaste riserve di petrolio del Venezuela solleva interrogativi sulla sicurezza globale e sulla sostenibilità ambientale. Una transizione giusta e sostenibile dall’uso di combustibili fossili è essenziale per proteggere la salute pubblica e gli ecosistemi, invece di sacrificare le comunità per profitti a breve termine.

Fonti:
– Mongabay
– World Database of Protected Areas
– Climate Interactive
– Agenzia Internazionale dell’Energia

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