Norma “fake” all’Ars, scontro politico sulla finanziaria: La Vardera scrive a Galvagno

Il caso dell’emendamento definito “fake”, approvato durante l’ultima finanziaria regionale, continua a far discutere e apre un acceso dibattito sul funzionamento dell’Assemblea regionale siciliana e sulle modalità di approvazione delle norme che impegnano risorse pubbliche.

La Vardera: “Sistema inaccettabile, così si gioca con i soldi dei cittadini”


A sollevare il caso è il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che ha scritto al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.
“Il sistema che ha portato all’approvazione del mio emendamento fake non è accettabile – ha dichiarato –. Ho voluto dimostrare come, durante la finanziaria, ogni singolo deputato possa fare quello che vuole. Ma qui si parla di soldi dei cittadini”.

Secondo La Vardera, le sedute fiume notturne non consentono controlli adeguati: “Non è più ammissibile che su un tema così delicato si lavori senza tempi congrui per verificare cosa viene inserito negli emendamenti”. Da qui la proposta di porre un limite orario alle sedute (“non oltre le 23”) e di istituire un pool di verifica delle norme per individuare testi “anomali o incomprensibili”.

Il deputato ha inoltre annunciato di aver depositato un nuovo emendamento correttivo per destinare il milione di euro previsto dalla norma al Comune di Palermo, in particolare al quartiere Zen.

Mancuso: “La norma non è una supercazzola, riguarda le Unioni dei Comuni”


A difendere la norma interviene Fabio Mancuso, presidente dell’Unione dei Comuni Val Simeto–Etna, che respinge l’etichetta di “supercazzola”.
“Ho letto la norma con attenzione e l’ho capita subito – afferma –. Parla di ambiti, coordinamento territoriale e intersettoriale, strutture previste nei piani organizzativi comunali. Per chi amministra, queste non sono astrazioni ma lavoro quotidiano”.

Per Mancuso, il testo fa riferimento in modo chiaro alle Unioni dei Comuni, una realtà amministrativa già esistente e operativa. Da qui l’invito al deputato Luigi Sunseri a ritirare l’emendamento di abrogazione e l’annuncio della presentazione di una formale istanza per accedere alle risorse previste. “Siamo pronti a dimostrare la piena coerenza tecnico-giuridica della norma – conclude – per rispetto delle istituzioni”.

Le reazioni politiche: Miceli e M5S all’attacco



Sul fronte politico interviene Carmelo Miceli, consigliere comunale di Palermo e coordinatore regionale di Progetto Civico Italia:
“Ringrazio La Vardera per l’emendamento che destina allo Zen il milione di euro. Cosa aspetta il sindaco Lagalla a chiedere pubblicamente all’Ars l’approvazione del provvedimento, firmato anche da Gianfranco Miccichè?”.

Dura anche la posizione del Movimento 5 Stelle. Il capogruppo all’Ars Antonio De Luca chiarisce: “Noi abbiamo votato contro quella norma e abbiamo chiesto il voto palese perché restasse traccia. Il comma incriminato era inserito nel minimaxi portato in aula di notte. Ci siamo opposti con forza, arrivando anche ad abbandonare l’aula”.

Secondo il M5S, il caso dimostra le distorsioni di un metodo che porta ad approvare norme “all’ultimo minuto”, potenzialmente dannose o favorevoli a interessi particolari. “Gli atti parlamentari dimostrano che avevamo compreso cosa stava accadendo e abbiamo votato contro”, conclude De Luca.

Il caso della norma “fake” resta dunque aperto, trasformandosi da provocazione politica a terreno di scontro sul funzionamento dell’Ars, sulla trasparenza della finanziaria e sull’uso delle risorse pubbliche.

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