Morto in detenzione Brooklyn Rivera, difensore delle terre indigene in Nicaragua.
Il suo impegno lo portò a intraprendere una difficile relazione con il potere politico. Nel 2006, Yatama si alleò con i Sandinisti, con l’obiettivo di ottenere diritti di titolo per i territori indigeni e afro-discendenti. Rivera divenne legislativo nel 2007, fungendo da intermediario tra la costa e Managua. Tuttavia, in seguito si distaccò dal partito al governo, accusandolo di frode e eccessivo controllo. La proposta di un canale interoceanico, approvata senza consultazione, aggravò ulteriormente il suo dissenso. Nel 2015, fu privato del suo seggio legislativo a causa delle sue denunce di irregolarità politiche.
La sua vita è stata tutto fuorché semplice. Rivera navigò attraverso complessità politiche e sociali, facendo compromessi e provocando a volte l’ira dei suoi alleati. La sua visione restava comunque chiara: i popoli indigeni avevano diritti che non potevano essere messi in discussione. Durante l’insurrezione contro Ortega nel 2018, ribadì l’importanza della resistenza e dell’unità tra i popoli indigeni, avvertendo che il regime sandinista applicava una politica di colonialismo interno dal decennio 1980, mirando alla protezione dell’identità culturale e dei diritti.
