Microplastiche nel cibo degli animali: anche cani e gatti sono esposti alla plastica

Microplastiche nel cibo degli animali: anche cani e gatti sono esposti alla plastica

Per il momento non esiste motivo per trasformare la presenza delle microplastiche in un allarme quotidiano. La ricerca sugli effetti a lungo termine nei cani e nei gatti è ancora agli inizi e non è possibile affermare che le quantità rilevate negli alimenti provochino necessariamente una malattia.

Questo non significa, però, che il fenomeno possa essere ignorato. Cani e gatti condividono con noi gli stessi ambienti e sono esposti alle particelle presenti nella polvere domestica, nell’acqua, negli alimenti e negli oggetti di uso quotidiano. Uno studio pubblicato nel 2026 ha inoltre rilevato microplastiche nelle feci di 21 dei 27 cani domestici analizzati in Ecuador, confermando l’esposizione ambientale degli animali.

Nel frattempo, alcune semplici precauzioni possono contribuire a ridurre il contatto con la plastica: evitare di lasciare a lungo acqua e alimenti in contenitori di plastica deteriorati o esposti al calore, sostituire ciotole rovinate e mantenere pulita la zona in cui l’animale mangia.

La questione più importante, tuttavia, riguarda la ricerca e i controlli sulla filiera. Gli studi disponibili sono ancora pochi e non esiste una banca dati completa sulla presenza di microplastiche negli alimenti per animali. Serviranno quindi analisi più ampie, condotte su un numero maggiore di prodotti e Paesi, per capire quanto sia diffusa l’esposizione e soprattutto quali possano essere le conseguenze nel lungo periodo.

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