Lo sgravio del controllo delle armi da parte di Bolsonaro aumenta la caccia illegale, afferma uno studio.

L’Impennata della Caccia di Fauna Selvatica in Brasile: Il Ruolo delle Politiche di Bolsonaro

Un recente studio evidenzia come l’allentamento delle restrizioni sulle armi durante l’amministrazione del precedente presidente Jair Bolsonaro sia un fattore chiave nella crescita della caccia illegale alla fauna selvatica in Brasile. Mappando i post sui social media, i ricercatori hanno documentato oltre 4.000 animali uccisi appartenenti a 157 specie native in tutto il paese, con un aumento parallelo degli acquisti di armi da parte di cacciatori sportivi. I principali focolai di questa attività sono concentrati nell’Arc dei Deforestazione dell’Amazzonia, dove la perdita della foresta, il degrado ambientale, la disponibilità di armi e l’espansione agricola esercitano una pressione ulteriore sulla fauna.

Necessità di Regolamentazioni più Rigide

Gli studiosi stanno richiedendo controlli più severi sulle armi, un rafforzamento dell’applicazione della legge e politiche di conservazione coordinate per mitigare un impatto ambientale descritto come silenzioso e diffuso. Recenti dati raccolti dagli istituti senza scopo di lucro Igarapé e Sou da Paz mostrano che il numero di armi nelle collezioni private di cittadini e militari brasiliani è quasi raddoppiato, passando a 3 milioni tra il 2019 e il 2022, cioè durante il governo di Bolsonaro. Nel 2018, il numero era di poco superiore a 1,3 milioni, con quasi la metà appartenente all’esercito.


Politiche attuate sotto Bolsonaro hanno notevolmente facilitato l’accesso alle armi, in particolare per un gruppo noto in Brasile come CAC (Cacciatori, Tiratori Sportivi e Collezionisti). Nel 2018, i CAC hanno acquistato 59.000 armi, ma nel 2022 tale cifra è salita a 430.000. Durante lo stesso periodo, la quota di questo gruppo nel mercato privato è passata dal 27% al 42,5%, superando persino l’esercito. Questo accesso crescente alle armi, sostenuto da Bolsonaro, rappresenta un fattore determinante per l’aumento della caccia illegale nel Paese.

Un nuovo studio condotto da ricercatori brasiliani, che sarà pubblicato nella rivista Biological Conservation, ha analizzato 11 variabili in tre categorie: demografia e accessibilità; contesto ecologico; e contesto politico ed economico. L’obiettivo era identificare quali fattori sono correlati a una maggiore probabilità di bracconaggio in tutti i comuni brasiliani.

Metodologia della Ricerca

I ricercatori hanno realizzato un modello utilizzando dati provenienti da 2.046 post sui social media che documentavano la caccia illegale di animali nativi. Circa il 95% di questi post sono stati condivisi tra il 2019 e il 2020 da residenti in 790 comuni di 27 stati brasiliani, coprendo le cinque principali regioni del Paese. La ricerca ha rivelato che almeno 4.658 animali sono stati uccisi, appartenenti a 157 specie native, tra cui 75 specie di uccelli, 51 mammiferi e 26 rettili.

I ricercatori hanno applicato il loro modello a oltre 5.500 comuni del Brasile, analizzando variabili come densità di popolazione, accessibilità via fiumi e strade, aree naturali residue, defaunazione, accesso a Internet e PIL pro capite. Questi fattori hanno aiutato a stabilire un chiaro schema della caccia “sportiva” illegale.


La situazione è preoccupante: bracconaggio e degrado ambientale rappresentano una grave minaccia per la biodiversità brasiliana. Quando combinati con la perdita di habitat, gli impatti risultanti possono minacciare specie di diverse dimensioni e gruppi. La caccia è una delle cause principali della defaunazione, specialmente per le specie di maggiori dimensioni.

Il Ruolo dell’Arc dei Deforestazione

Il studio ha individuato una forte concentrazione di caccia illegale nei comuni all’interno dell’Arc dei Deforestazione dell’Amazzonia. Questa frontiera agricola in espansione, che si estende attraverso gli stati di Mato Grosso, Pará, Rondônia e Amazonas, emerge come il principale focolaio di poaching. L’Arc dei Deforestazione è un vero e proprio “pressure cooker” per molteplici questioni ambientali.

Le aree dominate da ampie piantagioni monoculturali sono associate a intense attività di caccia. Le piantagioni attirano molti animali che si spostano lì in cerca di cibo, creando opportunità di caccia. Questo ciclo di deforestazione e caccia può avere effetti devastanti sulla fauna selvatica, portando a popolazioni in declino.

Le raccomandazioni degli studiosi comprendono controlli rigorosi sulle armi e misure di enforcement potenziate, specialmente nelle aree identificate come focolai di bracconaggio. È imperativo sviluppare strategie multifaccetate che combinino iniziative educative con tecnologie moderne, come droni e telecamere nelle aree protette.

Riflessione Finale

La caccia illegale ha un impatto silenzioso e pervasivo, difficile da percepire rispetto ad altre forme di degrado ambientale. Le politiche governative con un’agenza anti-ambientale possono produrre effetti che sfuggono al controllo collettivo. Le evidenze dimostrano come la caccia illegale stia devastando la fauna selvatica del Brasile e richiedono un intervento immediato e coordinato da parte delle autorità.

Per ulteriori informazioni sugli effetti delle politiche di armamento in Brasile, consultare i rapporti di Igarapé e Sou da Paz e le pubblicazioni della rivista Biological Conservation.

Fonti:

  1. Igarapé Institute
  2. Sou da Paz Institute
  3. Biological Conservation Journal

CITAZIONE: El Bizri, H. R., et al. (2026). “Agende politiche anti-ambientali, deregulation delle armi e caccia illegale in Brasile.” Biological Conservation, 321, 111989. doi:10.1016/j.biocon.2026.111989

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Luigi Salemi: