Misinformazione Online in Nepal: Il Caso delle Iene
Recentemente, nel Municipio di Rangeli, in Nepal orientale, un falso post sui social media ha suscitato notevole preoccupazione. Le immagini diffuse mostravano delle iene maculate che, secondo le affermazioni, stavano entrando nella città provenendo dal confine tra India e Nepal. Questa vicenda ha messo in luce la velocità con cui la disinformazione si sta diffondendo nel paese, complice l’aumento dell’uso di internet e smartphone.
La reazione non è tardata ad arrivare. Il Distretto Ufficio Forestale ha mobilitato una squadra per cercare di catturare gli animali, ma nessuna conferma della loro presenza è stata mai fornita. “Nessuno ha potuto confermare l’avvistamento, e abbiamo successivamente scoperto che l’informazione era falsa”, ha dichiarato Utsav Thapa, funzionario del distretto. È stato poi evidenziato che le iene mostrate nelle immagini (Crocuta crocuta) non sono native del Nepal, ma provengono dall’Africa.
La Crescente Preoccupazione per la Disinformazione
Questa vicenda rende evidente come la disinformazione online possa influenzare negativamente la percezione pubblica riguardo alla fauna selvatica e alla conservazione. Secondo Gobinda Pokharel, ricercatore e ufficiale per la conservazione del National Trust for Nature Conservation Nepal, “rapporti falsi creano confusione e paura, contribuendo a visioni negative sugli animali selvatici.” Egli sottolinea che anche i media tradizionali spesso pubblicano notizie non verificate, amplificando così la diffusione di falsità.
Non si tratta di un caso isolato. Con l’aumento della penetrazione di internet e smartphone, vari tipi di disinformazione stanno proliferando, dalle falsità sugli avvistamenti di animali selvatici a notizie false riguardanti manifestazioni. Questo trend ha alimentato paure pubbliche, mentre i dibattiti su regolamentazione, alfabetizzazione digitale e libertà di espressione continuano a intensificarsi.
Un’indagine condotta nel 2021 dal Center for Media Research Nepal ha rivelato che nove utenti di social media su dieci in Nepal hanno subito la diffusione di disinformazione. Meta’s Facebook è stata identificata come la piattaforma più comune per l’incontro con contenuti mendaci.
Repercussioni a Lungo Termine della Misinformazione
L’effetto negativo della disinformazione non è sempre immediatamente visibile, ma ha conseguenze a lungo termine sulla fiducia nei media e sulla responsabilità. Deepak Khanal, portavoce del Press Council Nepal, ha segnalato un aumento significativo delle lamentele riguardanti contenuti ingannevoli pubblicati nei media tradizionali e digitali. Negli ultimi cinque mesi, il consiglio ha ricevuto oltre 130 segnalazioni in merito.
I leader di opinione sono divisi su come affrontare questa sfida. Al congresso di Kathmandu, Ajay Bhadra Khanal, consigliere principale del governo provvisorio, ha affermato che l’introduzione di leggi più severe potrebbe non essere sufficiente a combattere la disinformazione. Le manifestazioni della Generazione Z e le risposte governative sui social media evidenziano la necessità di un approccio basato sull’alfabetizzazione digitale.
Ujjwal Acharya, ricercatore del Center for Media Research Nepal, ha sottolineato l’importanza di adottare misure che vadano oltre semplici leggi. “Abbiamo bisogno di alfabetizzazione mediatica e informativa che rafforzi i media attraverso consapevolezza e risorse”, ha affermato, enfatizzando la necessità di investimenti nella verifica dei fatti.
Necessità di Regolazione Mirata
Altri esperti suggeriscono che il Nepal ha bisogno di meccanismi legali chiari e mirati per affrontare la disinformazione. Funzionari come Thapa hanno sottolineato la necessità di leggi e regolamenti specifici per combattere la disinformazione nei media nazionali e sociali. Attualmente, i casi di disinformazione vengono segnalati al Cyber Bureau della Polizia del Nepal, il quale prioritizza i crimini penali, ignorando spesso le notizie false non legate a danni immediati.
L’articolo 47 della Legge sulle Transazioni Elettroniche (ETA) prevede misure contro le false informazioni, ma Awasthi, portavoce del Cyber Bureau, ha affermato che sarebbe necessaria una legge specifica per regolamentare tutti gli aspetti della disinformazione e della disinformazione, affiancata da investimenti in risorse umane capaci di utilizzare strumenti di verifica.
La legge ETA è stata criticata dal pubblico per essere utilizzata come strumento di censura, limitando la libertà di espressione. Sotto questo paradigma, il governo ha vietato 26 piattaforme di social media, scatenando le proteste anti-corruzione della Generazione Z nel settembre 2022.
Con l’aumento dell’uso dei social media, è essenziale che qualsiasi risposta legale o politica sia in linea con la libertà di stampa e di espressione. “Con l’avanzamento della tecnologia, l’accesso alla disinformazione è diventato più facile,” ha concluso Acharya, “e abbiamo bisogno di meccanismi rigorosi che siano giusti e democratici.”
Fonti ufficiali:
- Center for Media Research Nepal
- National Trust for Nature Conservation Nepal
- Press Council Nepal
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