La tragedia che sta colpendo Niscemi, in provincia di Caltanissetta, non è stato un fulmine a ciel sereno. Un documento tecnico della Regione Siciliana del marzo 2022, ora al centro di un acceso confronto politico e istituzionale, certificava già da anni la pericolosità estrema del versante franoso che oggi ha causato il crollo di una porzione di collina mettendo a rischio il centro abitato. Una circostanza ricostruita dal “Corriere della Sera”.
Il documento 2022: dissesto attivo e rischio molto elevato
Secondo la relazione ufficiale, frutto di sopralluoghi congiunti tra tecnici regionali e comunali datata 16 marzo 2022, il movimento franoso in corso era già classificato come attivo, con livello di pericolosità elevata (P3) e rischio molto elevato (R4).
Gli estensori del Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) descrivevano un fenomeno ben noto: processi di erosione accelerata, incisioni irregolari nel versante occidentale della collina, punti dove l’azione delle acque di ruscellamento aggravava ulteriormente la stabilità dei terreni.
Il dossier rilevava anche come queste dinamiche provocassero fratture in strade provinciali (SP10 e SP12), nei muri di sostegno e perfino nel collettore fognario, con una fascia di 20 metri definita “sito di attenzione” in vista di possibili evoluzioni del dissesto.
Allarmi ignorati: dal 2019 a oggi
L’allarme risale almeno al 2019, quando il comune di Niscemi segnalò per la prima volta frane in prossimità della strada provinciale 12, seguite da nuove segnalazioni a novembre dello stesso anno dopo piogge intense.
Eppure, il primo sopralluogo congiunto con la Regione avvenne solo il 4 maggio 2021, oltre due anni dopo le prime avvisaglie. Il rapporto tecnico del 2022 confermò la gravità della situazione, ma da allora – secondo quanto emerge – non furono avviati interventi decisivi di prevenzione strutturale.
La mancata traduzione in azioni concrete di questa conoscenza tecnica è oggi al centro delle critiche rivolte alle istituzioni che avevano titolo e mezzi per intervenire.
La pubblicazione del documento ha innescato un duro scontro tra esponenti politici, in particolare tra l’attuale ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, e il sindaco di Niscemi. Musumeci ha affermato pubblicamente di non essere stato informato del rischio prima dell’aggiornamento del Piano, sostenendo che non fossero arrivate al suo ufficio “richieste specifiche” dalle amministrazioni locali.
Il documento in questione è del 2022 e fu redatto mentre Musumeci era proprio alla guida della Regione e la pericolosità del sito era nota e inserita nella normativa regionale entro quella delibera.
Le parole del sindaco di Niscemi
Intervistato dall’AGI, il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha voluto chiarire la posizione dell’amministrazione comunale: “Ho sempre relazionato alle autorità. Finalmente nel 2025 sono riuscito a farmi dare i finanziamenti della fase 2 e della fase 3. Ho messo in campo ogni azione necessaria. In questo finanziamento c’era anche l’abbattimento delle case che dovevano essere demolite dopo la frana del 1997. Abbiamo lavorato, abbiamo chiesto e abbiamo ottenuto. I finanziamenti li ho chiesti e li ho ottenuti purtroppo dopo tutto questo tempo. Quando mi dicono che è stato aperto un fascicolo doveroso e necessario (per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana da parte della procura di Gela, ndr.), noi ci sentiamo parte lesa. Dopo la frana del 16 gennaio scorso, c’era un sistema di monitoraggio”.
Le dichiarazioni del sindaco evidenziano come, a suo dire, l’amministrazione abbia agito correttamente per ottenere finanziamenti e monitorare la situazione, pur in un contesto complicato da anni di ritardi e criticità storiche.
Finanziamenti annunciati, cantieri mai aperti
La storia di Niscemi è anche segnata da finanziamenti pubblici destinati a mitigare il rischio idrogeologico che non sono mai stati spesi. Tra questi, nel 2014 vennero stanziati 9 milioni di euro per la sistemazione del torrente Benefizio, ma l’opera fu bloccata da un contenzioso tra imprese e il finanziamento venne infine revocato, per essere parzialmente utilizzato per demolire edifici pericolanti a seguito di frane precedenti.
Altri fondi, compresi stanziamenti regionali per progettazioni e interventi legati all’aggiornamento del P.A.I., risultano anch’essi non spesi nei tempi previsti o rimasti fermi nelle procedure burocratiche, senza portare a opere concrete di consolidamento del versante.
Conseguenze: frana attiva e sfollati
La situazione è drammatica. A causa degli eventi franosi scatenati da forti piogge, in particolare quelle associate all’ondata di maltempo recente, oltre 1.300 persone sono state costrette a lasciare le loro case e si teme che il dissesto possa continuare a evolversi.
Le autorità di protezione civile mantengono costanti i monitoraggi, ma la frana è ancora attiva e i rischi per infrastrutture, abitazioni e popolazione restano molto elevati.
A complicare ulteriormente la situazione, il comune di Niscemi non dispone di un depuratore delle acque reflue, con scarichi che finiscono direttamente nei corsi d’acqua. Questo ha portato l’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia ad emettere un divieto di immissione di acque nere nei corsi d’acqua per salvaguardare l’ecosistema e la funzionalità idraulica dei territori.
La situazione sanitaria e ambientale è quindi un altro fronte critico che si somma all’emergenza geologica. La frana di Niscemi non è un’emergenza improvvisa, bensì il risultato di anni di avvertimenti tecnici, segnali di dissesto e aggiornamenti ufficiali del rischio idrogeologico che non sono stati trasformati in azioni preventive efficaci.