Le conseguenze del trascinamento dei fondali in Europa costano miliardi all’ambiente ogni anno.

Il Costo Ambientale della Pesca di Strascico in Europa

L’industria della pesca in Europa genera ogni anno profitti pari a circa 180 milioni di euro grazie alla pesca di strascico. Questo metodo comporta l’uso di attrezzature pesanti trascinate sui fondali marini, ma un nuovo studio rivela un costo climatico che supera di gran lunga questi guadagni. Quando si considerano i costi ambientali associati a questa pratica, si stima che la società paghi fino a 90 volte in più rispetto ai profitti dell’industria ittica.

Impatti sul Clima e Sostenibilità

Katherine Millage, ricercatrice di National Geographic Pristine Seas, ha dichiarato che “l’attrezzatura da pesca di strascico graffia il fondale marino, rilasciando carbonio accumulato nell’oceano per secoli”. Questo rilascio di carbonio contribuisce a effetti climatici costosi, come la riduzione della produttività agricola e problemi per la salute umana. Le valutazioni sui costi variano, ma si attestano tra i 43 euro e i 161 euro per tonnellata di emissioni.

Il peso economico su tutta la società è significativo, anche se si utilizzano stime conservative sui costi sociali delle emissioni di CO₂. Millage ha sottolineato che “la società si trova a dover sopportare un pesante onere economico”.


Le emissioni di CO₂ derivate dalla pesca di strascico ammontano a un costo compreso tra 4,87 miliardi e 18 miliardi di euro all’anno. Sebbene la pesca di strascico e le draghe contribuiscano a oltre un quarto del pesce e dei frutti di mare catturati nel mondo, lo studio ha calcolato che i vantaggi economici, insieme ai benefici secondari come l’occupazione, non possono paragonarsi al costo netto di questo metodo di pesca, che si aggira tra i 2 miliardi e i 16 miliardi di euro all’anno per i cittadini europei.

A livello mondiale, la pesca di strascico interessa circa 3.000 specie di pesci marini, inclusi 237 esemplari minacciati o in via di estinzione.

Danni all’Ecosistema Marino

Seppur storicamente la pesca di strascico in Europa abbia alimentato diverse comunità, ha anche causato danni diffusi e permanenti agli ecosistemi dei fondali marini. Documenti storici descrivono ecosistemi ricchi e biodiversi sui fondali europei, ma non ne rimane alcuno che possa corrispondere a quelle antiche descrizioni.

Oltretutto, molti paesi europei continuano a consentire la pesca di strascico anche nelle aree marine protette. Il rapporto evidenzia che, in effetti, il tempo dedicato alla pesca di strascico all’interno di queste zone è maggiore rispetto a quello impiegato in aree non protette.


Le simulazioni effettuate dai ricercatori indicano che i benefici netti per la società, come la disponibilità di proteine e opportunità lavorative, sarebbero massimizzati in uno scenario in cui gli sforzi di pesca di strascico venissero ridotti di almeno la metà. Ad oggi, i governi europei spendono oltre un miliardo di euro all’anno per sostenere questa pratica, principalmente per garantire cibo e occupazione.

“Pescatori a piccola scala in Europa dimostrano quotidianamente che è possibile nutrire le comunità catturando pesce in modo sostenibile, senza danneggiare le aree di riproduzione né rilasciare carbonio”, ha affermato Jerry Percy, direttore esecutivo di Low Impact Fishers of Europe.

In questo contesto, l’ottimizzazione della pesca in modo responsabile e sostenibile potrebbe rappresentare un cambiamento fondamentale per il futuro della sicurezze alimentare in Europa e per la salute degli ecosistemi marini.

Fonti

  • National Geographic Pristine Seas
  • Greenpeace

La necessità di una riflessione profonda sulle pratiche di pesca e sull’impatto ambientale è più urgente che mai. L’equilibrio tra la sostenibilità economica e la salute del nostro pianeta deve essere una priorità per i decisori politici e tutti noi.

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Luigi Salemi: