Le comunità denunciano il ridimensionamento delle foreste sacre nei Ghati orientali dell’India.
Per approfondire il tema, il team di ricerca ha intervistato 148 persone che vivono nei pressi di 10 boschi sacri nel distretto di Mayurbhanj. Lo scopo era comprendere come queste persone percepiscono le usanze, le tradizioni e le regole associate a queste foreste. Anche se i Santali, uno dei gruppi tribali più numerosi in India, dominano Mayurbhanj, gli intervistati rappresentavano una composizione eterogenea di “gruppi tribali o caste, tra cui Santali, Gondi, Kolha, Bhuyan, Gauda, Bathudi, Bhumij e Ho Munda”, hanno scritto gli autori. Questo suggerisce che “il bosco sacro è un concetto culturale che trascende non solo i gruppi etnici, ma anche le diverse comunità presenti nel distretto,” hanno aggiunto.
Pratiche di custodia e uso delle risorse
Le interviste hanno rivelato che i villaggi mantengono e preservano i boschi sacri come forma di venerazione per il dio della foresta. Le regole comprendono il divieto di abbattere alberi nei boschi o di estrarre risorse naturali per la vendita commerciale, secondo quanto riportato dagli intervistati.
Contestualmente, gli intervistati hanno dichiarato di utilizzare 28 diverse specie di piante provenienti dai boschi sacri “a scopi medicinali e religiosi.” Inoltre, hanno confermato l’organizzazione di un festival annuale dedicato ai boschi sacri per celebrare la fioritura degli alberi sacri Sal (Shorea robusta). Queste cerimonie “uniscono i residenti locali e contribuiscono all’identità culturale,” hanno sottolineato gli autori.
